Sono bastati quindici secondi. Quindici interminabili secondi nei quali una valanga di acqua, fango, terra, pietre, polvere e detriti è precipitata dall’alto, travolgendo un gruppo di case e alberghi che si affacciavano sulla sponda sinistra del fiume Gange, nel borgo di Dharali. La bomba d’acqua, mentre la montagna sovrastante continuava a franare, ha creato un inferno nel quale, secondo gli ultimi dati, hanno perso la vita almeno cinque persone, mentre almeno 150 risultano ancora disperse.
Il borgo di Dharali si trova sulle prime pendici dell’Himalaya, nello stato dell’Uttarakhand, nel nord dell’India, a circa 2.700 metri di altitudine; negli ultimi anni ha vissuto un notevole incremento edilizio e turistico grazie alla sua collocazione lungo il percorso di un pellegrinaggio indù che raggiunge le sorgenti del Gange.
A 24 ore di distanza dalla tragedia, i filmati dell’incubo continuano a essere trasmessi senza sosta su tutte le televisioni indiane: tra i più impressionanti, quello girato dalla collina di fronte al borgo spazzato via. “Non credevo ai miei occhi”, ha raccontato l’autore del video: “Mi sembrava di assistere alla fine del mondo: osservavo con orrore, pensando al mio amico Amit, che gestisce un albergo nel centro della zona che è stata cancellata dal fango”. Altri testimoni hanno raccontato di avere visto persone che correvano disperate cercando inutilmente di sfuggire alla furia degli elementi, prima di venire sommerse, mentre un frastuono innaturale copriva le urla di chi chiedeva aiuto.
I soccorritori continuano la loro battaglia contro il tempo per portare in salvo i superstiti, ed estrarre dal fango i beni riutilizzabili, aiutati da cani, elicotteri e droni. Le persone inizialmente date per disperse, ma poi tratte in salvo dalla Protezione Civile sono circa 150. Ma ancora si fruga nel fango, che ha trasformato l’area in un uniforme tappeto grigio, sperando di trovare vivi i soldati di leva del campo di addestramento, che si trovava a poche centinaia di metri dal borgo ormai inesistente.
Gli esperti si dividono sulle cause del disastro. Mentre molti sottolineano l’intensità senza precedenti del monsone, che ha fatto precipitare nella valle una quantità di pioggia eccezionale in poco tempo, altri avanzano l’ipotesi che la valanga sia stata scatenata dalla tracimazione di un lago glaciale: un’eventualità che avrebbe un precedente risalente a tre anni fa a Rishiganga, un’altra valle dello stesso stato. Ma gli ecologisti puntano il dito contro l’abbandono e lo sfruttamento del territorio, che lo rende sempre più fragile: “Questa tragedia nasce da un cocktail mortale”, denuncia l’ambientalista Harjeet Singh. “Il riscaldamento globale intensifica la forza del monsone, mentre, sul terreno, il taglio delle colline e l’incessante attività edilizia, oltre alla frequente deviazione dei fiumi, distruggono le difese naturali”.
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