“C’è stupore intorno a questo spettacolo. Molti mi dicono: ‘Non me l’aspettavo! È proprio bello! Ma è uno spettacolo vero!'”. Sorride Caterina Guzzanti – attrice e autrice di mille personaggi comici quanto graffianti, dalla Arianna di Boris alla Miss Italia eccezionalmente oca – mentre racconta di Secondo lei, il primo spettacolo teatrale da lei scritto, diretto e interpretato, accanto a Federico Vigorito. Un testo a due che affronta un tema universale come quello della fragilità della coppia e che, dopo aver ha già girato l’Italia nella scorsa stagione, tornerà in tournée a partire dalla Sala Umberto di Roma, dove sarà dal 7 al 12 ottobre (tappe anche a Forlì, Modena, Luino). “Non so cosa si aspetta la gente quando viene a vedermi – racconta lei all’ANSA – Evidentemente sono catalogata come comica. Immaginano che possa fare dello stand up, invece non ci penso per niente”, ride. “Come nasce l’idea? Intanto, visto che certi ruoli, anche drammatici, non me li offrono, ho cominciato a scrivermene uno da sola. Avevo gran voglia di farlo. Ci sono pensieri, situazioni nella vita in cui ti imbatti e prendi nota. Le ricolleghi a esperienze tue. Questo è un testo che parla di un enorme tabù: l’impotenza maschile, che ho voluto affrontare dal punto di vista femminile. Ma il divertente, e il difficile, è che ho dovuto scrivere anche tutti i pensieri dell’uomo”. Protagonista è infatti “una coppia che si incontra e resta folgorata subito da un grande colpo di fulmine. Sono belli, simpatici, divertenti. Non vediamo l’ora che stiano insieme, ma già dalla prima sera ci sono problemi. Lui non riesce a fare l’amore con lei. E allora cerca di rassicurare lei in tutti modi: ‘scusa, tu sei stupenda, ci penso io. Adesso è un periodo un po’ così’. Lei capisce: ‘ma sì, figurati, capita a tutti, ci mancherebbe’. Ma poi inizia con ‘vuoi che spenga la luce? Cosa preferisci? Non è che sono io, sei sicuro?’ Un infinito imbarazzo che svela, secondo me, anche quanto noi donne siamo ‘istruite’ a fingerci more, a far finta di non capire più di cosa si parli e ad essere sempre accoglienti. Ma fino a che punto? Quando è che ci si deve svegliare e dire ‘esisto anch’io’?”. Ovviamente, prosegue l’attrice, il tema sul tavolo, “non è l’impotenza, ma l’incomunicabilità nella coppia, i ruoli, come stanno cambiando, cosa ci si aspetta oggi dal maschio e dalla virilità maschile. E dall’emancipazione femminile. C’è tutta questa confusione, che si è venuta a creare nel momento in cui l’uomo deve curare la sua parte femminile, perché ci piace che sia evoluto e sensibile” e la donna, almeno sulla scena, “arriva a dire persino cose molto maschiliste. Poi se ne accorge e se ne pente. E lui le cavalca e si offende”. Il pubblico riflette, a tratti ride, si rivede. “Sono contenta perché vengono a vederci sia uomini che donne – riflette Guzzanti – Mi colpisce quanti messaggi ricevo da donne che mi confessano di vivere la stessa situazione, anche da 20-30 anni. Ovviamente non perché tutti gli uomini siano impotenti. Ma perché a un certo punto si perde la complicità e, piuttosto che confessare la propria fragilità all’altro, ci si chiude”. Ma l’uomo e la donna stanno davvero cambiando? “Noi abbiamo l’impressione che stia accadendo – risponde Guzzanti – perché viviamo un po’ nelle nostre bolle dei social, dei nostri amici, di quello che vogliamo sentire e che la rete ci restituisce attraverso l’algoritmo. Ma poi, lo vediamo dai risultati elettorali come dalla cloaca di cattiverie, maschilismo e patriarcato che prolifera sui social, forse ci siamo solo illuse. Ci sembra di fare grandi passi avanti, ma quando ci guardiamo intorno è proprio poco”.
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