È guerra aperta sulla “caccia agli irregolari”: da un lato Donald Trump, che dopo Los Angeles e Washington intende estendere i blitz anti migranti con l’appoggio della Guardia nazionale, dall’altro i governatori e i sindaci dem delle “città santuario”, che si oppongono e lo sfidano.
L’ultimo è Brandon Johnson, il primo cittadino di Chicago, la terza metropoli più grande del Paese e prossimo obiettivo delle retate, forse già in settimana dopo il ponte del Labor Day. Nel mirino anche altre città, come Boston, Baltimora, New York, San Francisco, Oakland.
Il sindaco della città di Obama ha scelto di firmare un ordine esecutivo che stabilisce “come possiamo opporci a questa tirannia”. “Potremmo assistere a un controllo militarizzato dell’immigrazione. Potremmo anche vedere truppe della Guardia nazionale. Potremmo persino vedere veicoli militari e armati in servizio attivo nelle nostre strade. Non lo abbiamo richiesto. La nostra gente non lo ha chiesto, ma ciononostante ci troviamo a dover rispondere a questa situazione”, ha spiegato Johnson.
Secondo il suo provvedimento, la polizia di Chicago non collaborerà con la Guardia nazionale nelle attività di controllo dell’immigrazione o in quelle correlate. “Si tratta di fare una netta distinzione tra ciò che fanno le nostre forze dell’ordine e ciò che fanno gli agenti federali”, ha sottolineato il sindaco.
L’ordinanza “esorta” inoltre gli agenti federali che opereranno a Chicago “ad astenersi dall’indossare mascherine, a utilizzare bodycam e a identificarsi con il pubblico fornendo nome e numero di distintivo”. Johnson ha imposto inoltre ai dipartimenti cittadini di “percorrere tutte le vie legali e legislative disponibili per contrastare gli sforzi coordinati del governo federale” che violano i diritti dei cittadini di Chicago.
A dargli manforte il governatore dell’Illinois JB Pritzker, potenziale candidato dem alla Casa Bianca, che ha diffidato Trump dall’inviare la Guardia nazionale senza la sua richiesta. Sugli scudi anche la sindaca di Boston Michelle Wu, prima donna e prima persona di colore a guidare la città del Massachusetts. “Non faremo un passo indietro”, ha avvisato. “Qui a Boston sappiamo come prenderci cura dei nostri vicini senza le ingerenze, le coercizioni, le intimidazioni, i soprusi o le minacce del governo federale”, ha aggiunto, esortando il presidente a “smettere di attaccare le nostre città”.
Anche lei ha ricevuto il sostegno della governatrice del suo stato, Maura Healey, secondo cui l’uso della Guardia nazionale in materia di immigrazione è “un teatro politico” che “non contribuisce in alcun modo a migliorare la sicurezza pubblica”. Nei giorni scorsi 19 governatori dem hanno accusato Trump di “continuare a politicizzare le forze armate cercando di minare l’autorità esecutiva dei governatori in qualità di comandanti in capo della Guardia nazionale del loro stato”, un operato che rappresenta “un allarmante abuso di potere” e una “caotica interferenza federale”.
Secondo il New York Times, il presidente sta costruendo in questo modo “una propria forza paramilitare”, un altro esempio della sua deriva autoritaria. Ma il tycoon tira dritto e sembra pronto anche a espellere centinaia di bambini guatemaltechi in custodia governativa, arrivati negli Stati Uniti da soli, nonostante un giudice federale abbia bloccato temporaneamente l’operazione.
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