Bisognerà attendere ancora qualche giorno per conoscere il destino dell’impero Armani dopo la scomparsa del suo fondatore e creatore. Il testamento di Giorgio Armani, è emerso dagli ambienti vicini al gruppo di moda milanese, verrà infatti aperto nei giorni successivi alla celebrazione dei funerali, in programma lunedì prossimo. Allo stilista piacentino, scomparso a 91 anni, viene attribuito un patrimonio personale superiore ai 12 miliardi di dollari.
Video Eredita’ da 12 miliardi, il futuro del gruppo Armani
Intanto i dipendenti hanno fatto sapere che tuteleranno insieme con la famiglia, il patrimonio ed il volere del signor Armani, indiscusso protagonista della moda e di Milano nel mondo. “In questa azienda ci siamo sempre sentiti parte di una famiglia – hanno fatto sapere con due messaggi apparsi sulle pagine di Corriere della Sera e La Repubblica – Oggi, con profonda commozione, sentiamo il vuoto che lascia chi questa famiglia l’ha fondata e fatta crescere con visione, passione e dedizione. Ma è proprio nel suo spirito che insieme, noi dipendenti e i familiari che sempre hanno lavorato al fianco del signor Armani, ci impegniamo a proteggere ciò che ha costruito e a portare avanti la sua azienda nella sua memoria, con rispetto, responsabilità e amore”.
Lo stilista se ne è andato senza figli e potrà disporre liberamente della sua eredità, non avendo quote di legittima da soddisfare. Ha tre nipoti, Silvana e Roberta, figlie del defunto fratello Sergio, e Andrea Camerana, figlio della sorella Rosanna. Tutti e quattro siedono nel cda di Armani, assieme allo storico braccio destro, Leo Dell’Orco, responsabile delle linee maschili della maison e presidente dell’Olimpia, e all’imprenditore Federico Marchetti, fondatore di Yoox. Come verrà divisa l’eredità tra familiari e collaboratori più stretti si saprà appunto solo all’apertura del testamento. Da quel momento entrerà in vigore il nuovo statuto – predisposto nel 2016 e ritoccato nel 2023 – che prevede sei categorie di azioni (dalla A alla F), con diritti di voto e prerogative di governance differenziate ma uguali diritti patrimoniali.
Un ruolo centrale lo avrà la Fondazione Armani, in cui siederanno tre persone scelte da Armani e che avrà il compito “di garantire l’equilibrio nella Giorgio Armani Spa”, assicurare l’ “armonia” tra gli eredi ed evitare che il gruppo “venga acquistato da altri o spezzettato”, aveva dichiarato lo stilista, pur non escludendo, più recentemente, la possibilità che il gruppo un giorno possa perdere la sua indipendenza. Ma non ora. Lo statuto, modificabile solo con il 75% dei voti in assemblea, al pari di fusioni e scissioni, impone di dare “priorità allo sviluppo continuo a livello globale del nome ‘Armani'”, coltivando “uno stile essenziale, moderno, elegante e non ostentato”. Mentre solo dopo cinque anni dalla sua adozione sarà possibile valutare l’ingresso in Borsa.
L’asset più importante è ovviamente la Giorgio Armani Spa, con dodici impianti di produzione e più di 2.700 boutique in 60 Paesi che ha allargato il suo raggio d’azione anche alla ristorazione e agli hotel e ha anche circa il 2% di Essilux.
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