Nordio attacca: ‘Il caso Almasri è politico, ma in mano ai pm’ – Notizie – Ansa.it

Nordio attacca: ‘Il caso Almasri è politico, ma in mano ai pm’ – Notizie – Ansa.it


Sul caso Almasri il ministro Nordio torna l’attacco. Per il Guardasigilli era una “questione esclusivamente politica”, da trattare in Parlamento, ma che è stata “volutamente” messa “nelle mani della magistratura”. Il ministro non fa nomi (“non dico chi, come e quando”) ma dalle sue parole emerge la sua convinzione che nella vicenda del generale libico, accusato dal Cpi di crimini contro l’umanità, c’è stata una volontà a “giurisdizionalizzarla”. Affermazioni che riportano al clima di alcuni mesi fa, la violenta polemica nata tra Governo e Procura di Roma dopo la decisione del procuratore Francesco Lo Voi di iscrivere premier e ministri – alla luce di un esposto arrivato a pizzale Clodio – e di inviare gli atti al tribunale dei Ministri.

Per il ministro della Giustizia l’avvio delle indagini “ha portato ad una sorta di silenzio obbligato da parte” del Governo e anche “a una sorta di rispetto verso la stessa magistratura per cui non si possono fare delle critiche che invece si sarebbero potute fare benissimo in Parlamento nei confronti di chi ti accusa delle peggiori nefandezze”.
Parole che arrivano a 24 ore di distanza dalla seduta della Giunta per le autorizzazioni della Camera che deve vagliare la richiesta avanzata dai giudici oltre che per Nordio, accusato di omissioni di atti di ufficio e favoreggiamento, anche per il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi e per il sottosegretario Alfredo Mantovano a cui vengono contestati, a seconda delle posizioni, il favoreggiamento e il peculato.
Una riunione durante la quale è approdato il caso della Capo di gabinetto di via Arenula, Giusi Bartolozzi, finita nel registro degli indagati per l’accusa di false comunicazioni al pm. La maggioranza fa quadrato e si dice pronta ad arrivare fino alla Consulta per tentare di estendere l’immunità anche al braccio destro di Nordio.

Al momento, però, la road map stilata ad inizio settembre dalla Giunta non ha visto modifiche: il calendario è stato confermato con l’obiettivo di arrivare al voto il 30 settembre e poi in Aula nei primi giorni di ottobre. Scadenze che la maggioranza punta a rispettare per evitare di superare la deadline di metà ottobre che renderebbe automatica la concessione dell’autorizzazione, anche se il termine non è ultimativo.
Al momento, quindi, la posizione dei ministri e del sottosegretario sembra viaggiare in parallelo con quella di Bartolozzi. Il conflitto di attribuzione da sottoporre alla Consulta, dal punto di vista tecnico, deve essere sollecitato all’ufficio di presidenza della Camera che a sua volta ‘investe’ della questione il presidente Lorenzo Fontana. Per la maggioranza esiste una connessione tra il reato contestato a Bartolozzi e quelli al ministro Nordio e quindi sulla base di questo c’era la possibilità che venissero trasmessi gli atti anche della capa di gabinetto per la richiesta a procedere anche nel suo caso.
Per la prossima settimana, intanto, sono stati convocati in Giunta i tre indagati anche se con ogni probabilità verranno trasmesse delle memorie così come avvenuto con il tribunale dei ministri mentre intorno al 23 settembre sono attese le ‘conclusioni’ del relatore Giannassi, ultimo passaggio prima del voto. 

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