Una lunga coda di persone nel cortile dell’Archiginnasio a Bologna si è messa in fila per salutare per l’ultima volta Stefano Benni, morto martedì scorso a Bologna dopo una lunga malattia. Tanta commozione, abbracci e applausi hanno accompagnato l’arrivo del feretro dello scrittore bolognese nel cortile della storica biblioteca sotto le logge del Pavaglione.
A ricordarlo sono stati il figlio Niclas e alcuni degli amici più cari, tra cui lo scrittore Daniel Pennac, gli attori Alessandro Bergonzoni e David Riondino, l’editore Carlo Feltrinelli, oltre al sindaco di Bologna, Matteo Lepore e all’assessora regionale Isabella Conti.
“Grazie a Stefano Benni mi conoscete, perché è stato lui a introdurre i miei libri in Italia. Dopodiché siamo diventati amici per la pelle. Non potevo certo far andare via il mio amico da solo”. Con queste parole lo scrittore francese Daniel Pennac ha ricordato Stefano Benni.
Quando morì Federico Fellini “Stefano Benni mi ha detto che è morto perché non poteva più sognare. Ed era vero, era clinicamente vero. I farmaci che prendeva Fellini per la sua malattia gli avevano impedito di continuare a sognare. Per trent’anni aveva appuntato i suoi sogni in un diario. Disegnava e dipingeva. E di colpo non ha più potuto sognare. A Stefano è successa la stessa cosa, ma con la risata: di colpo la malattia gli ha tolto la capacità di ridere, quella risata che per tutta la sua vita lui ci ha offerto”, ha detto lo scrittore francese Daniel Pennac.
Pennac ha regalato ai familiari di Benni e ai tanti cittadini presenti un omaggio commosso e surreale, nel suo stile narrativo. Pennac ha rievocato scherzi e invenzioni condivise: “Il giorno in cui mi hai fatto ridere di più – ha detto – è stato quando mi hai detto che avresti aperto uno studio di psicanalista per curare gli insetti e gli animali: una formica individualista, un cane che non sopportava l’odore del padrone, un elefante complessato per la sua proboscide”.
Poi l’immagine finale, sospesa tra poesia e ironia: “Questa notte ho visto Stefano, ha aperto il suo studio di psicanalista lassù. Il suo primo cliente è un angelo che soffre di vertigini. Domani riceverà Dio, che è depresso perché avrebbe voluto un giorno in più per completare la creazione e rendere l’uomo un po’ meno stupido, meno aggressivo, più tranquillo”. Pennac ha concluso con un saluto tenero e ironico: “Coraggio, caro Stefano, con Dio. E presto arriveremo tutti lì, insieme a te”.
Il figlio di Stefano Benni ‘sommerso da una marea di affetti’
Dopo la scomparsa di Stefano Benni “sono stato sommerso da una marea di affetti: c’è chi mi ha detto di aver trovato l’amore grazie a un libro di mio padre, chi di essersi sentito meno solo, chi si è rialzato nei momenti difficili. Alcuni mi hanno persino mandato le foto di tatuaggi a forma di fiocco di neve sulla mano per ricordarlo. Tutto questo rende più facile affrontare il dolore”. È con queste parole che Niclas Benni ha ricordato il padre.
“In questi giorni – ha detto – ho parlato con persone dai 12 agli 85 anni. È questa la forza dei suoi libri, capaci di restare attuali e di risuonare con ogni lettore, al di là di età, provenienza e persino affinità politica”.
Ricordando una frase del padre, ha aggiunto: “A lui non interessava essere un bestseller, ma un longseller. Voleva continuare a essere letto a lungo, e vista la reazione di questi giorni credo sarà così”. Nel suo ricordo personale, Niclas ha parlato di “un artista e scrittore che appartiene ai lettori, ma anche di un padre con luci e ombre, ironia, arguzia, senso della giustizia sociale e fragilità. Dopo anni di malattia – ha detto – poter attingere oggi a questa grande memoria collettiva è un dono, un regalo che mi viene fatto, di cui sono estremamente grato”. Infine, il figlio ha rivolto un pensiero e un ringraziamento “alle persone vicine a Stefano e alla nostra famiglia in questi ultimi tempi”, citando amici e compagni di vita e di lavoro come Fabio Poli, Alesandro Bergonzoni, Davide Riondino e l’editore Carlo Feltrinelli, insieme a tanti altri.
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