Roccella: ‘Corsi obbligatori per i magistrati sulla violenza’ – News – Ansa.it

Roccella: ‘Corsi obbligatori per i magistrati sulla violenza’ – News – Ansa.it


 “È un grande passo indietro, e purtroppo non è un caso isolato. Argomentazioni di questo tipo continuano a ripetersi nelle sentenze, e ci dicono che il cambiamento culturale che tutti chiediamo riguarda anche, e forse soprattutto, la magistratura e chi deve dare attuazione alle leggi”. Lo spiega alla Stampa la ministra della Famiglia Eugenia Roccella in merito alla sentenza sul caso di Lucia Regna massacrata di botte dal marito che è stato assolto perché ‘va compreso’.

“Quello che sembra essere già chiaro è che a una donna che ha dovuto farsi ricostruire il volto con 21 placche di titanio è stato detto che la violenza che l’ha ridotta così è in qualche modo giustificabile, un po’ secondo il classico ‘te la sei cercata’ – prosegue -. Perciò temo che la vittimizzazione secondaria ci sia. E di certo questo non incentiva le donne a denunciare”. Il governo spiega ancora la ministra “sta lavorando tantissimo sulla formazione degli operatori che a vario titolo entrano in contatto con le situazioni di violenza. Con un’attenzione particolare alla magistratura, che ovviamente gioca un ruolo cruciale. Nella nuova legge, quella che introduce il reato autonomo di femminicidio, c’è la formazione obbligatoria per gli operatori giudiziari – evidenzia -. Inoltre, abbiamo elaborato un libro bianco destinato proprio alla formazione, che traccia definizioni uniformi e descrizioni accurate dei fenomeni. Proprio la prossima settimana se ne discuterà in un incontro al Csm”.

Le associazioni che si occupano di violenza sulle donne continuano a chiedere che si parta dall’educazione e dai corsi sessuo-affettivi nelle scuole. “Su forme specifiche di attività e corsi nelle scuole, è bene che l’efficacia venga valutata in modo molto pragmatico, attraverso i dati di realtà – conclude -. In alcuni tra i Paesi nei quali l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole è da tempo realtà, i numeri dei femminicidi sono peggiori di quelli italiani. Forse quindi questo non è il mezzo migliore per educare a relazioni rispettose”.

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