La casa di maternità è una struttura extraospedaliera, non medicalizzata, con le caratteristiche di una casa che offre assistenza alla gravidanza e al parto. La conduzione è generalmente affidata ad ostetriche come nel caso della struttura di Roma dove venerdì è morta una neonata poco dopo il parto.
Per la gestione esistono alcuni paletti stabiliti dalle varie Regioni. In particolare nel Lazio, oltre al rispetto delle norme igienico sanitarie, il luogo (che può essere privato o della Asl) si deve trovare al massimo a 30 minuti da una struttura ospedaliera. Vengono anche definiti i parametri, dai controlli prima del parto, al travaglio e parto con tutta una serie di accorgimenti da rispettare e indicatori della salute della donna e del nascituro, poi una serie di valutazioni nel post-parto, e le dotazioni di materiali, strumenti e farmaci.
In caso sia necessario il trasferimento in ospedale, la struttura deve essere precedentemente individuata e preavvisata al momento dell’arrivo. Vengono definiti anche i parametri che fanno scattare l’allarme. Al momento del parto devono essere presenti almeno due ostetriche. La competenza per le case di maternità è su base regionale.
Ciascuna Regione e Provincia autonoma, nell’espressione della propria autonomia. In un documento datato 2017 del Comitato Percorso Nascita nazionale si prevede che le donne sane con gravidanza a basso rischio possono essere seguite sul territorio dalla figura professionale dell’ostetrica che si avvale dell’integrazione con il ginecologo sulla base di protocolli e griglie di definizione del rischio condivise. Lo stesso modello di gestione autonoma può essere adottato anche al momento della presa in carico della donna da parte di personale ostetrico sia presso il punto nascita di riferimento che l’Area Bro (a basso rischio ostetrico).
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