L’Italia sta lavorando alla messa a punto di un piano di sicurezza nazionale per infrastrutture e aeroporti: lo scopo principale è di scongiurare rischi e sabotaggi in questa crisi internazionale con attacchi ibridi come il caos scatenato nei cieli di Copenaghen, dove sullo scalo aereo della capitale danese hanno sorvolato alcuni droni di sospetta provenienza russa. A chiarire gli obiettivi è il ministro della Difesa Guido Crosetto, per il quale bisogna “avere dei tempi per strutturarsi, studiare le minacce e produrre le controminacce cercando di accelerare il più possibile”. Il ministro parla di un “piano che stiamo studiando e riguarda la sicurezza nazionale di tutte le infrastrutture: dovranno essere monitorate e protette in futuro, compresi gli aeroporti. Ogni giorno c’è un passo in avanti per poi rendere effettivo il progetto” spiega sottolineando che non prevede sul breve periodo minacce per gli aeroporti del nostro Paese.
Un primo piano anti-drone sarebbe già attivo da tempo e riguarda gli aeroporti di Roma: in caso di rilevamento di un drone non autorizzato esiste un meccanismo di controllo con cui – se l’oggetto volante è a breve distanza – sarebbe possibile localizzarne il relativo telecomando per risalire rapidamente a chi lo sta manovrando. In caso contrario, quando ci si trova di fronte a droni considerati delle minacce, il protocollo ne prevede l’abbattimento. Per gli eventi importanti di ordine pubblico, ad esempio come è successo per il Giubileo, vengono effettuati specifici controlli anti-drone predisposti anche con l’ausilio delle forze armate e dei sistemi dell’esercito.
Ora però servirà aggiornare tattica e tecnologie, quindi si studiano nuove misure di sicurezza proprio “da quando la situazione nel mondo è peggiorata” perché “la difesa era stata accantonata negli ultimi decenni”.
Il ministro ha riferito del lavoro su queste attività di sicurezza nazionale dopo aver incontrato il titolare della Difesa estone, Hanno Pevkur, nella base di Amari in Estonia, dove operano circa 400 militari italiani per la missione di pattugliamento e difesa aerea sul fianco Est, in particolare il Baltico. In questo contesto da Crosetto è anche arrivata una riflessione sull’episodio di Copenaghen e altri eventi recenti, come lo sconfinamento dei Mig russi venerdì scorso nei cieli estoni che ha innescato l’allarme ad Amari con il decollo d’urgenza di due F35 italiani: “Più che una provocazione nei confronti della Nato, credo che quello della Russia sia un modo per distogliere l’attenzione da quanto sta accadendo in Ucraina, dove hanno aumentato notevolmente gli attacchi. Perché c’è un tentativo russo di piegare Kiev definitivamente, prima che arrivi l’inverno”, spiega il ministro a fianco al suo omologo estone e con alle spalle un Eurofighter Typhoon italiano che entro fine settembre sostituirà, in numero di due esemplari, i due F35 finora impegnati nelle attività di pattugliamento aereo.
Ma se in queste ore si succedono dichiarazioni di membri dell’Alleanza Atlantica, pronti a reagire con le armi alle intrusioni russe in Europa, il ministro getta acqua sul fuoco: “La Nato deve dimostrare fermezza, ma dobbiamo fare di tutto perché non ci sia un’escalation. Non dobbiamo rincorrere Putin sul terreno in cui vuole trascinarci, ma rispondere con fermezza mantenendo la calma, la razionalità e avendo come obiettivo quello della pace in Europa e in Ucraina”. Non a caso ad Amari il ministro chiarisce che l’effetto delle provocazioni di Mosca è stato il prolungamento della presenza in Estonia della batteria antiaerea Samp-T, il sistema missilistico di difesa aerea su base terrestre, e quello dell’assetto dell’aereo radar Caew (lo stesso che una settimana fa individuò la presenza dei droni russi nei cieli polacchi): “se volevano ottenere un risultato lo hanno ottenuto: hanno rafforzato l’impegno italiano qui per i prossimi anni”.
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