Un passo indietro e di rispetto riguardo a quelle libertà individuali che alcuni chiedono di poter esprimere rispetto alla scelta di morte, un passo in avanti nei confronti dell’approccio alla morte, di curiosità e rispetto per quelle culture che esorcizzano il trapasso come tappa della vita.
Drusilla Foer è la Catrina, la personificazione della morte in quel sorriso canzonatorio che il popolo messicano le rivolge per tradizione. E’ la parte che interpreta in Frida Opera Musical, il kolossal sulla vita di Frida Kahlo che intreccia arte, passione e rivoluzione raccontando della vita intensa dell’artista e del suo amore tumultuoso con Diego Rivera, della forza del suo corpo ferito e della lotta per l’identità e la libertà. In uno spettacolo che immerge lo spettatore nel Messico post-rivoluzionario, tra arte, ideali e storia: un inno alla libertà di essere, al coraggio creativo e alla vita in tutte le sue sfumature.
“Catrina è la morte percepita nella cultura messicana e quindi non è la morte recriminante, minacciosa, lugubre come la vediamo noi avendo stinti addosso tanti dogmi della chiesa. Il Messico da questo punto di vista è più libero, forse più laico” dice Drusilla del suo ruolo che sta portando in tournee e che sarà, a Milano agli Arcimboldi dal 30 ottobre al 2 novembre, al Teatro Verdi di Firenze dal 7 al 9 novembre, a Roma al Brancaccio dal 13 al 23 novembre e a Torino dal 4 al 7 dicembre al Teatro Alfieri.
“Catrina è la morte che ama la vita: la ama come degna avversaria. E fa parte della vita, partecipa alla vita all’urgenza di vivere che può esistere solo se sai di morire. È un tema che affronto anche nel mio spettacolo Venere Nemica, è un tema che un po’ mi gira in torno in questo periodo” riflette Drusilla.
Catrina, racconta all’ANSA, ” è una morte allegra, colorata, casinista: le piace la tequila, le piacciono i canti e i balli e prova in qualche a sedurre Frida” ricchezza”.
Frida di parla di donne in un una fase storica che le vede di nuovo violate; Catrina di parla della morte, del significato che diamo alla morte e su cui ci interroghiamo da millenni, in una fase storica in cui anche la morte si vuole appropriare dei suoi diritti.
” Io non ho un’idea chiarissima sulle molte libertà che esistono in molti paesi riguardo a questi temi, sull’eutanasia, sul suicidio assistito. Su questo non mi pronuncio perché dentro di me ci sono conflitti emotivi che non mi fanno avere un’idea chiara.
Certamente – conclude – penso che la morte sia uno degli avvenimenti che merita tantissimo di essere onorato: con la responsabilità verso se stessi e con la responsabilità verso la vita”.
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