Il Papa guarda al piano di pace per il Medio Oriente e auspica che davvero possa portare risultati verso “una pace giusta e duratura”. Leone ha celebrato oggi messa e Angelus in una Piazza San Pietro colma di fedeli, nonostante la pioggia. A Roma si è celebrato il Giubileo dei migranti e dei missionari e Prevost, in perfetta continuità con Papa Francesco, parla di accoglienza e condanna ogni discriminazione.
Papa Leone torna dunque a guardare con speranza al piano degli Stati Uniti su Gaza: “In queste ultime ore, nella drammatica situazione del Medio Oriente, si stanno compiendo alcuni significativi passi in avanti nelle trattative di pace che auspico che possano al più presto raggiungere i risultati sperati. Chiedo a tutti i responsabili – è l’appello del Pontefice – di impegnarsi su questa strada: cessare il fuoco e liberare gli ostaggi, mentre esorto a restare uniti nella preghiera affinché gli sforzi in corso possano mettere fine alla guerra e condurci verso una pace giusta e duratura”.
Il Papa condanna poi gli episodi di antisemitismo: “Esprimo la mia preoccupazione per l’insorgenza dell’odio antisemita nel mondo come purtroppo si è visto con l’attentato terroristico a Manchester avvenuto pochi giorni fa”. Ma allo stesso tempo torna a chiedere sollievo per la Striscia: “Continuo ad essere addolorato per l’immane sofferenza patita dal popolo palestinese a Gaza”.
Prevost ha recitato oggi l’Angelus dal sagrato, al termine della messa dove al centro è stata la questione dei migranti, con “il dramma della loro fuga dalla violenza, la sofferenza che li accompagna, la paura di non farcela, il rischio di pericolose traversate lungo le coste del mare, il loro grido di dolore e di disperazione: fratelli e sorelle, quelle barche che sperano di avvistare un porto sicuro in cui fermarsi e quegli occhi carichi di angoscia e speranza che cercano una terra ferma in cui approdare, non possono e non devono trovare la freddezza dell’indifferenza – è l’appello del pontefice – o lo stigma della discriminazione”. “Siate sempre i benvenuti”, ha detto rivolto ai migranti sottolineando comunque che “nessuno deve essere costretto a partire né sfruttato né maltrattato per la sua condizione di bisognoso o di forestiero. Al primo posto sempre la dignità umana”.
Ancora in linea con Bergoglio – come sarà il documento sui poveri che verrà presentato il 9 ottobre – Papa Leone XIV punta su una Chiesa missionaria. Con un cambio di paradigma perché essere missionari non significa necessariamente “partire” ma potrebbe essere anche “restare” per accogliere a braccia aperte chi arriva e ha bisogno di tutto. “Oggi le frontiere della missione non sono più quelle geografiche, perché la povertà, la sofferenza e il desiderio di una speranza più grande, sono loro a venire verso di noi”. Quindi “non si tratta tanto di ‘partire’, quanto invece di ‘restare’ per annunciare il Cristo attraverso l’accoglienza, la compassione e la solidarietà: restare senza rifugiarci nella comodità del nostro individualismo, restare per guardare in faccia coloro che arrivano da terre lontane e martoriate, restare per aprire loro le braccia e il cuore, accoglierli come fratelli”, ha concluso Papa Leone.
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