A 24 ore dal voto con cui è stata confermata la sua immunità, l’eurodeputata di Avs, Ilaria Salis, chiama in causa direttamente il ministro della Giustizia, Caro Nordio, sollecitando un suo intervento per trasferire in Italia il processo che in Ungheria la vede sul banco degli imputati per l’accusa di lesioni personali potenzialmente mortali e di fare parte dell’organizzazione antifascista Hammerbande.
Dal suo profilo X, Salis rompe gli indugi e lancia un nuovo appello a Guardasigilli. “Finora ho sentito solo insulti e falsità – afferma – si ripete che io voglia sottrarmi alla Giustizia. Non è vero. La mia richiesta, da cittadina italiana, è semplice e chiara e resta immutata: voglio essere processata in Italia, con tutte le garanzie democratiche previste dal nostro ordinamento costituzionale. Non in un regime”.
Per l’eurodeputata c’è quindi spazio per un intervento ministeriale al fine di sollecitare alle autorità ungheresi il trasferimento del procedimento. “Si può fare e si può fare subito – aggiunge -. L’immunità parlamentare europea non lo impedisce. Tutto dipende dalla volontà delle autorità italiane. Resto in attesa di sapere che ne pensano”.
Al netto di quanto deciso martedì dalla Plenaria dell’Eurocamera di Strasburgo, che ha bocciato per un solo voto (306 i sì, 305 i no) la richiesta delle autorità ungheresi, resta quindi aperto il dibattito sulla possibilità di fare svolgere in Italia un processo che ad oggi resta congelato finché Salis manterrà la carica parlamentare.
Il nodo principale è legato agli spazi di manovra della magistratura italiana, in questo caso la Corte di Appello di Milano – città di residenza di Salis – o alla politica. In base a quanto sancito dal regolamento sul trasferimento dei procedimenti penali, nell’ambito della cooperazione tra stati della Ue, in determinati termini e condizioni Salis potrebbe essere processata Italia se fosse ritenuto più adatto per le indagini.
Toccherebbe ai giudici meneghini – dopo una valutazione sul caso -sollecitare agli omologhi ungheresi la richiesta di trasferimento. Toccherebbe poi a Nordio intervenire avallando o meno l’eventuale provvedimento. Dal canto loro i difensori della Salis si appellano a quanto previsto dal codice penale in tema di delitti compiuti da cittadini italiani all’estero che prevede anche l’intervento in prima battuta del Guardasigilli.
L’articolo 9 stabilisce che “il cittadino commette in territorio estero un delitto per il quale la legge italiana stabilisce l’ergastolo, o la reclusione non inferiore nel minimo a tre anni, è punito secondo la legge medesima sempre che si trovi nel territorio dello Stato” per poi aggiungere al terzo comma: “qualora si tratti di delitto commesso a danno delle Comunità europee, di uno Stato estero o di uno straniero, il colpevole è punito a richiesta del ministro della Giustizia”.
L’intervento ministeriale è reso, comunque, complesso non solo dal fatto che nel 2023 Salis venne fermata in Ungheria, e non raggiunta da richiesta di arresto europeo, ma anche dal tipo di fattispecie che le autorità di Budapest le contestano che rientrano tra quelle di terrorismo secondo il loro ordinamento.
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