Due anni fa era finita nel vortice (E poi siamo finiti nel vortice era il suo album uscito a settembre 2023), oggi Annalisa rivendica a gran voce “Ma io sono fuoco”, il lavoro in uscita oggi. E quella congiunzione avversativa – che suona come una risposta ma anche come una dichiarazione di identità – lascia intendere che un legame tra i due dischi ci sia. “Ho iniziato a scrivere queste canzoni mentre ero in tour e dunque c’è una continuazione come è giusto che sia. Non è un ‘a capo’, non è una nuova veste, piuttosto si tratta di una lenta evoluzione che cerca di non ripetersi”, racconta l’artista savonese da tempo protagonista indiscussa della musica italiana, l’artista donna con più singoli nella parte alta della classifica – 19 in totale -, 52 Platini e 14 Oro. “La pressione? La sensazione è quella di voler andare avanti e non tornare indietro, dopo che hai ottenuto tanto, non è facile. Anche perché io sento pressione per qualunque cosa: quando faccio un video, quando esce il pezzo, quando devo mettere su uno spettacolo, anche per le foto, sono fatta così. Ci tengo tanto a quello che faccio, a prescindere dai risultati”.
Il filo che lega passato e presente del nuovo album è anche nel contenuto delle canzoni che “puntano l’attenzione sulla reazione. Ho raccontato i vortici della vita, ora cerco di capire dove questi continui giri dove ti portano, senza rinnegarsi mai e trasformando quello che ti accade – anche le cose negative – in opportunità”, aggiunge. Anche la copertina racconta molto di questo cammino: la tigre che fa capolino, infatti, rimanda direttamente alla metafora del tempo circolare del filosofo Jorge Luis Borges: il tempo è un fiume, è una tigre, è un fuoco, e ci trascina, ci consuma, come anche noi facciamo con lui, o ci imponiamo di fare.
Negli 11 brani che compongono l’album – la maggior parte dei quali scritti con i fidi Paolo Antonacci e Davide Simonetta -, tra cui il brano dell’estate Maschio e l’ultimo singolo Piazza San Marco con Marco Mengoni, coesistono il pop contemporaneo e le sonorità anni ’80 con elementi elettronici di matrice internazionale. C’è anche una citazione di Teorema di Marco Ferradini. “La musica italiana mi piace da morire, pop e cantautorato fanno parte delle mie radici, mi piace dichiarare in quello che faccio che sono cresciuta con quel mondo musicale. Sono una ragazza degli anni ’80 e il riferimento è venuto naturale, già con E poi siamo finiti nel vortice ero andata verso quelle sonorità elettropop, ma sempre con attenzione alla cura del testo, tipica della tradizione italiana”. Ascoltando i brani, sembra quasi che anche la voce si sia adattata a certe atmosfere passate: “Un po’ più di una suggestione perché crescendo scopri cose nuove e cantando dal vivo mi si sono aperte nuove sonorità in gola, più profonde”, chiarisce Annalisa che vede in Amica il brano che racchiude un po’ tutto il senso del disco, ovvero “mettere in chiaro delle cose anche scomode, senza peli sulla lingua. E cercare una soluzione, scoprire una cosa nuova”.
Annalisa, ragazza degli Ottanta che ha da pochissimo tagliato il traguardo dei 40 anni. Tempo di bilanci? “Mi spaventano sempre un po’ e cerco di non farli di non dare troppo peso a quello che è già andato. Non ho bisogno di creare dei periodi, dei filoni: non voglio chiudere i periodi in scatole. Però, ecco, sì, i 40 un po’ fastidio mi danno”, dice con un sorriso e pensando al tour nei palasport che l’aspetta a partire dal 15 novembre. “Non vedo l’ora, lo spazio dei palazzetti mi piace: una scatola buia dove costruisco una dimensione parallela”, ammette lei che però sollecitata sull’eventualità di esibirsi negli stadi come altre sue colleghe, frena: “Non la considero una tappa obbligata. Certo è una bellissima possibilità per portare la tua musica a tante persone in un luogo simbolico. Mi piacerebbe, ma dipende dai progetti che hai, da come evolvono le cose”. Frena, per ora, anche sul festival di Sanremo che l’ha vista protagonista già sei volte. “Non è nei piani. Non in questo momento. Magari ne riparliamo per il 2027: è sempre una piazza pazzesca. Non nascondiamoci: tutti gli anni valuti se si inserisce nel percorso che stai facendo”.
Da chi ne sa, e parecchio, di tormentoni, anche una riflessione sulla mancanza del pezzo martellante nell’estate appena finita. “Ci sono state tante cose e non la vedo una cosa negativa. C’è stata anche una tendenza a non fare pezzi che parlano solo d’estate, di cocktail, di vacanza. È tutto molto più fluido, magari ci stiamo abituando alla varietà. Anche questa la vivo come un’evoluzione e come una possibilità d’azione. All’ascoltatore è richiesto di essere più attivo, di cercare ciò che preferisce”.
Annalisa incontrerà i fan in sei appuntamenti “Art Gallery & instore” a Milano, Bologna, Torino, Roma, Napoli e Bari.
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