Analizzare movimenti bancari, i messaggi inviati e ricevuti e poi riascoltare intercettazioni ambientali e telefoniche. E’ il lavoro in corso negli uffici della Procura di Brescia dopo l’iscrizione nel registro degli indagati di Giuseppe Sempio, il padre di Andrea, che per la pm Claudia Moregola avrebbe corrotto l’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti per scagionare, nel 2017, il figlio accusato per la prima volta dell’omicidio di Chiara Poggi. Una corruzione che passerebbe da quegli ormai famosi “20-30 mila euro” riportati nel pizzino trovato in un’agenda-rubrica a casa Sempio.
Secondo le indagini “le modalità prospettate sembrano più vicine all’ipotesi di dover pagare in maniera occulta persone diverse piuttosto che i difensori di fiducia”, hanno scritto le Fiamme Gialle in un’annotazione che parla di “anomalie”. Il riferimento degli inquirenti è all’intercettazione ambientale del 10 febbraio 2017 quando in auto Giuseppe Sempio parlando in dialetto alla moglie aveva detto: “Dobbiamo trovare la formula di pagare quei signori”. “Sicuramente intendevo gli avvocati parlando di quei signori lì” ha messo, poi, a verbale lo scorso 26 settembre operaio di Garlasco ora in pensione, sentito dopo la perquisizione disposta dalla pm. “Ogni prelievo fatto era sicuramente per gli avvocati”.
Ma per chi indaga non è così. Per questo lunedì inizierà, alla presenza delle difese, la copia forense del contenuto dei telefoni sequestrati al signor Sempio e a Venditti – è in corso un braccio di fetrro tra la pm e la difesa dell’ex magistrato che passa anche attraverso due ricorsi al Riesame -. Un’operazione irripetibile disposta per “l’accertamento dei fatti, atteso che all’interno dei dispositivi elettronici sono sicuramente contenuti elementi utili alla prova del reato – si legge nel decreto di sequestro – e attesa la probabilità che i dati di interesse investigativo siano memorizzati in diversi apparati alla luce dell’ampio arco temporale in cui essi si possono essere sviluppati”
Tra “le anomalie” sulle quali la Procura bresciana sta indagando ci sono le intercettazioni su Andrea Sempio, nella prima inchiesta, che “dalle dichiarazioni del carabiniere Giuseppe Spoto vennero fatte in fretta perché esplicitamente sollecitate dal pm dottor Venditti che ne richiedeva l’urgenza per avanzare richiesta di archiviazione”. Ma anche le dichiarazioni del luogotenente Silvio Sapone – anche lui non indagato – che ha riferito di non aver mai avuto alcun contatto con Andrea Sempio all’epoca dell’archiviazione. Parole che per i carabinieri di Milano che hanno depositato un’informativa “vengono però smentite dai dati oggettivi” tra cui quello in base al quale si evince che “l’utenza di Sapone il 21 gennaio 2017 prova a contattare per quattro volte l’utenza di Sempio che non risponde”. Gli inquirenti bresciani scrivono in una relazione agli atti: “Ci sono evidenze che non solo dimostrano che il contatto tra Sapone e Sempio c’è stato ma che Sapone nel corso della sua escussione il 26 settembre ha oggettivamente taciuto tale aspetto negando ogni contatto con la famiglia Sempio”. Nel frattempo Liborio Cataliotti e Angela Taccia, legali del 37enne accusato di aver ucciso Chiara, spiegano che “la nuova indagine di Brescia riguarda fatti che si assumono avvenuti 10 anni dopo quello per cui è indagato il nostro assistito e che non vengono ascritti a lui neanche in ipotesi: non possono incidere e non incideranno sulla indagine su di lui”.
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