Zohran Mamdani attraversa il ponte di Brooklyn all’alba ed esorta New York a voltare pagina. Donald Trump dà l’endorsement ad un ex nemico pur di attaccare il democratico e avverte che se a vincere sarà quello che lui definisce “un comunista” scatenerà la guerra contro la Grande Mela. É la vigilia del voto nella città dei cinque boroughs.
Ma il martedì elettorale va ben oltre la scelta del sindaco di una delle metropoli simbolo degli Stati Uniti. É un banco di prova per i democratici e i repubblicani in vista delle midterm del prossimo anno, un referendum su The Donald e un test per il partito d’opposizione diviso tra un’ala più progressista ed una più moderata. C’è infatti anche la sfida per la poltrona di governatore in New Jersey ed in Virginia.
Nello Stato al confine con la capitale americana la partita é tra la dem Abigail Spanberger, ex deputata in netto vantaggio nei sondaggi, e la repubblicana Winsome Earle-Sears. Ma ci sarà anche il voto per eleggere il nuovo procuratore generale dello Stato, e lì la distanza tra il democratico Jay Jones e il repubblicano Jason Miyares è molto più ridotta. In New Jersey i primi sondaggi mostrano la democratica Mikie Sherrill in leggero vantaggio sul repubblicano Jack Ciattarelli, con entrambi i partiti che stanno lavorando duramente per conquistare un blocco di elettori cruciale: i neri dello Stato.
Le luci comunque, anche nel mondo, sono tutte puntate su New York. A prescindere dal risultato, l’elezione del sindaco quest’anno sarà già da record. Oltre 735.000 newyorkesi hanno votato in anticipo segnando la più alta affluenza alle urne di sempre per un’elezione non presidenziale nella Grande Mela.
Domenica, ultimo giorno di voto anticipato, si sono recati alle urne circa 151.000 elettori, il numero più alto dall’apertura dei seggi, secondo i dati della Commissione elettorale della città. L’età media di chi ha già votato è 50 anni. In particolare, l’affluenza alle urne tra le fasce d’età più giovani è diminuita all’inizio della settimana, con circa 80.000 persone sotto i 35 anni che hanno votato da domenica a giovedì ma il numero è aumentato da venerdì a domenica, con oltre 100.000 elettori sotto i 35 anni che hanno votato.
Se poi Mamdani dovesse vincere, come sembra, sarà segnato un altro record: il 34enne sarà infatti il primo sindaco musulmano della città, il primo sindaco di origine sud-asiatiche e il primo sindaco millennial. “Inaugureremo una nuova era per New York”, ha detto il democratico dopo aver marciato sul ponte di Brooklyn fino al municipio a Manhattan, accompagnato da una folla di sostenitori. Mamdani ha poi ironizzato sull’endorsement di Cuomo da parte del presidente americano accusando il suo rivale di essere “un burattino” e un “pappagallo” di Trump. L’ex governatore, costretto a dimettersi nel 2021 per accuse di molestie sessuali, continua a sostenere che la corsa sia “molto serrata” e sminuisce lo scandalo di quattro anni fa come una questione puramente politica.
Il tycoon, da parte sua, fatica a nascondere che la posta in gioco in questa elezione è alta anche per il suo mandato. Secondo l’ultimo sondaggio della Cnn, il partito democratico americano detiene un notevole vantaggio in termini di entusiasmo, mentre la percentuale di consensi per lui è la più bassa della sua seconda presidenza, al 37%. In un intervista al programma “60 Minutes” della Cbs, ha di nuovo accusato Mamdani di essere un “comunista”, un definizione intesa a scoraggiare il voto degli ispanici, e ha minacciato di tagliare miliardi di dollari di finanziamenti federali a New York se sarà eletto. Il presidente ha anche ribadito di avere il potere di inviare i militari della Guardia Nazionale nella Grande Mela come già avvenuto a Washington, Chicago e Los Angeles.
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