“Siamo andati ad una festa ma eravamo in tensione, all’erta. C’è stato un blackout e abbiamo pensato che fosse arrivato il momento”. Il racconto si ferma qui. Poi prevale la paura. Il timore di pronunciare apertamente parole come “invasione” o “attacco degli Stati Uniti”. Altri giovani come lui, Luis (il nome è di fantasia) – studente di Caracas – li ha visti sparire nell’Elicoide anche per molto meno: le loro madri fanno la spola con le foto davanti al carcere tutti i giorni. Come milioni di altri venezuelani Luis ha consumato il fine settimana tra la speranza di un cambiamento e il timore della repressione.
La massiccia presenza di navi da guerra statunitensi nelle acque internazionali vicino alle coste del Paese rappresenta una via d’uscita, ma a quale costo, ancora non è chiaro, riflette Francisco, un insegnante delle scuole superiori. “Le continue dichiarazioni, le mobilitazioni, gli appelli, fanno pensare più a una partita a scacchi che a un imminente conflitto bellico.
Dell’arrivo della USS Gerald Ford e del suo gruppo d’attacco nei Caraibi non si parla nei luoghi pubblici – avverte -. E’ un tabù farne menzione con gli sconosciuti. Un argomento off-limits da trattare a porte chiuse, in famiglia, o con gli amici fidati”.
Anche le scorte di cibo non deperibile al supermercato si fanno con discrezione. Da un lato c’è la paura di dare nell’occhio, ma dall’altro anche la realtà di una crisi economica galoppante, con l’inflazione che dovrebbe chiudere il 2025 col dato più alto al mondo, il 548%. In questi mesi di tensioni geopolitiche tra Caracas e Washington, “il salario minimo e le pensioni di anzianità sono scesi a meno di un dollaro al mese, a causa di una politica ufficiale di micro svalutazione giornaliera, priva di compensazioni. E le difficoltà economiche si fanno sentire nella maggior parte delle fasce economiche della popolazione”, commenta Marida, commessa in una farmacia.
L’appello diffuso nelle ultime ore dalla leader dell’opposizione e premio Nobel per la Pace, María Corina Machado, che invita a disobbedire agli ordini del governo di Nicolás Maduro, ha diffuso l’impressione di un epilogo imminente. E nel Paese si continuano a contare le ore. In molti sono convinti che “quello che deve accadere” avverrà in un un fine settimana. Probabilmente di notte. Sono già diversi weekend che si aspetta il “coñazo”, qui un modo colloquiale per indicare “il colpo forte degli Stati Uniti”.
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