Se i settanta sono i nuovi cinquanta, allora L’Espresso ha ancora tanto da dare (e la pensione è lontana). Per il suo 70esimo compleanno, lo storico settimanale fondato da Arrigo Benedetti ha festeggiato in grande. Intanto, con l’incontro in Quirinale del suo editore, Donato Ammaturo, e del direttore, Emilio Carelli, con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Poi, con le celebrazioni pomeridiane, a Palazzo Brancaccio, a Roma.
Si sono svolti una serie di dibattiti, interventi istituzionali ed è stata pure organizzata una mostra di copertine storiche della rivista. Tra i titoli esposti: “L’ultimatum della morte – 13 terroristi in cambio di Moro”, “Aids – Allarme in Italia”, “Perché lui? – L’assassinio di Falcone. Ma è solo mafia?”, “Coca nostra – Dopo il declino dell’eroina, il nuovo mercato della droga”, “Operazione Bin Laden”, “Ecco il nuovo capo della mafia” (e il volto di Matteo Messina Denaro) e “Il pugno di Francesco”.
Il tutto in chiave Espresso, nella logica della “testimonianza di una comunità che crede che informare non sia solo un lavoro, ma una missione e un servizio al Paese”, nelle parole di Ammaturo. Così, il pomeriggio è stato un susseguirsi di incontri, partiti con il racconto della costruzione visiva della testata (a cura dell’art director Stefano Cipolla e l’illustratore Andrea Calisi) e finiti con le interviste politiche.
Tra i temi snocciolati, i più vari. Tra mondo arabo, nelle parole di Laura Silvia Battaglia e Navid Carucci, e impegno politico nella musica, con Motta e Gino Castaldo. E, ancora, l’esperienza della relatrice speciale dell’Onu per la situazione dei diritti umani nei territori palestinesi, Francesca Albanese, che ha ricordato come l’imparzialità sia “portare avanti il lavoro nonostante gli attacchi. Sono tre anni che faccio grandissimi sacrifici”.
Passando poi per la televisione e il racconto di Serena Bortone. Per lei “la tv è fondamentale” nella lotta contro la violenza di genere, “noi dobbiamo realizzare una società più giusta e armonica anche per gli uomini”.
Si è parlato pure delle questioni più pressanti del giornalismo, tra inchiesta e reportage fotografico. E del rapporto tra stampa e potere, tema di conversazione con Corrado Formigli, che ha citato il più recente sciopero del Sole 24 Ore.
Testata per cui lavorano “colleghi preparatissimi che studiano per mesi la finanziaria – ha detto -. Poi arriva un’altra persona che non ha mai studiato la riforma fiscale e si ritrovano alla chetichella la sua intervista alla presidente del Consiglio in prima pagina. Ma i giornalisti hanno bisogno di interrogare il potere”.
Senza dimenticare argomenti complessi come la mafia, di cui ha parlato Nicola Gratteri, e la politica. Sia quella locale – con il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, interrogato sulle sue attività su TikTok (“raccontare i nostri interventi è un dovere”, ha detto) – che quella nazionale. Partendo dalle nuove leve, come il segretario nazionale di Forza Italia Giovani, Simone Leoni, fino a Elly Schlein, intervenuta in un video.
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