La missione dell’Eurocamera sul monitoraggio dello stato di diritto in Italia non si farà. La proposta avanzata dalla commissione Libertà Civili (Libe), che periodicamente organizza iniziative analoghe negli Stati membri, si è infatti infranta alla Conferenza dei capigruppo contro una maggioranza di destra composta da popolari, conservatori e sovranisti, scomparendo così dal calendario dei lavori. Un vero e proprio blitz, quello del Ppe, che in commissione aveva detto inizialmente sì alla missione, salvo poi cambiare idea.
La visita, già inserita preliminarmente nel calendario dei lavori dai coordinatori della commissione Libe, avrebbe dovuto tenersi entro la fine dell’anno e si inseriva nel solco del caso Paragon, mirando a “verificare la situazione italiana in materia di giustizia, libertà di stampa, uso degli spyware e diritti delle famiglie arcobaleno”, spiegano fonti parlamentari. L’iniziativa avrebbe quindi dovuto fare seguito all’audizione convocata sullo stesso tema lo scorso maggio dalla presidente del Gruppo di Lavoro sullo Stato di diritto e la Democrazia, la liberale belga Sophie Wilmès, che invitò a Bruxelles, senza però ottenere risposta, anche i ministri Matteo Piantedosi e Carlo Nordio. Un’audizione che già allora suscitò polemiche per il rifiuto, imputato dai meloniani a Wilmès, di includere anche gli esperti richiesti dalla delegazione di FdI tra cui figurava il giornalista Tommaso Cerno. Un ruolo decisivo nell’affossare la missione in conferenza dei capigruppo lo hanno giocato i popolari riproponendo la maggioranza Ppe-destre già vista diverse volte ormai all’Eurocamera. Una scelta “inspiegabile”, secondo i socialisti Ue, che ricordano come lo stesso Ppe in commissione Libe “si fossero fatti promotore, fino a ieri, di diverse iniziative sul monitoraggio dello stato di diritto, compresa quella in Italia”.
In serata, all’uscita dalla riunione dei coordinatori della Libe, il presidente della commissione, il popolare spagnolo Javier Zarzalejos, alla richiesta di commentare la svolta, si è trincerato dietro un secco “no comment”. Una risposta che non è bastata al gruppo della Sinistra Ue, che ha avvertito “La vicenda non finisce qui”. Tra i protagonisti del caso c’è Nicola Procaccini, capogruppo di Ecr, che commentando l’esito del voto ha denunciato l’uso “strumentale e politico” fatto finora di questo tipo di missioni sottolineando come “ormai le maggioranze siano cambiate a Bruxelles, impedendo alle sinistre queste strumentalizzazioni politiche”. Di segno opposto la reazione delle opposizioni. Per il dem Sandro Ruotolo lo stop rappresenta “un precedente pericoloso: chi governa non può temere la trasparenza delle istituzioni europee”.
Sulla stessa linea l’eurodeputato M5S Gaetano Pedullà, membro del gruppo di lavoro che avrebbe dovuto organizzare il viaggio, secondo il quale l’affossamento della missione è “una vergognosa autocensura orchestrata per salvare la faccia al governo Meloni”. Il caso, tuttavia, potrebbe avere un’ulteriore appendice essendo emerso contemporaneamente alla missione in Italia del commissario Ue allo Stato di diritto e la Giustizia Michael McGrath, che ha incontrato il ministro Adolfo Urso e la premier Giorgia Meloni a Palazzo Chigi. “Abbiamo avuto uno scambio positivo sullo scudo democratico”, si è limitato a commentare il commissario irlandese. Stando a fonti Ue la discussione sullo stato di diritto non sarebbe stata centrale nel bilaterale con Meloni.
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