Nuove aggravanti contro gli abusi sessuali e aumento delle pene per altre forme di violenza correlata, come la somministrazione di sostanze che alterano lo stato delle vittime menomando il consenso, a partire dalla droga ‘ghb’ dello stupro. Ci sono varie ipotesi per le integrazioni alla nuova bozza della legge sul consenso ‘libero e attuale’, che non vedrà la luce prima di febbraio 2026.
Sotto i riflettori sono finite le “criticità” – segnalate dalla Lega – che hanno portato allo slittamento della sua approvazione dopo il prima via libera della Camera e inevitabili polemiche politiche, per una norma che solo inizialmente sembrava aver trovato una condivisione bipartisan.
Nel testo finora proposto sono diversi i vuoti che la maggioranza tenta di colmare. Nell’attuale ddl della Camera, che ha ricreato la frattura con l’opposizione sul tema, alle diverse condotte esposte non corrisponderebbero variazioni di pene: si pensa perciò di diversificare le sanzioni creando varie aggravanti. Un altro presupposto è che la legge non debba rischiare di entrare in contrasto con la presunzione di innocenza di un individuo accusato e che nessun elemento debba dare spazio alla libera interpretazione del singolo.
Un nodo importante è la questione della consapevolezza del consenso o del dissenso in un approccio sessuale: alcuni giudici restano legati a quelle norme penali che non danno lo stesso rilievo al ‘consenso’ e ci sarebbe quindi il rischio di interpretazioni difformi tra chi segue la Cassazione e chi il codice. Inoltre a creare perplessità, sempre in merito al concetto di consenso, è l’utilizzo del termine ‘attuale’, che per alcuni potrebbe rischiare di essere fuorviante.
La nuova legge sarà comunque allineata alla scia di altri Paesi europei e alle varie legislazioni internazionali, affinché non entri in contrasto e anzi si adegui ad esempio alla Convenzione di Istanbul del 2011, che già impone di basare il reato sul consenso e non soltanto sulla violenza o la minaccia.
A tirare le fila di tutto questo è innanzitutto Giulia Bongiorno, presidente leghista della Commissione Giustizia del Senato, la quale ha già specificato che in commissione la legge sarà pronta a gennaio mentre a febbraio potrebbe già esserci l’approvazione in Senato. Ma anche gli uffici legislativi del ministero della Giustizia sono attivati.
Sul fronte prettamente politico Bongiorno, in un’intervista al Corriere della Sera, ha affermato – riferendosi alla premier Giorgia Meloni e alla leader del Pd Elly Schlein – che “è falso, oltre che irreale, pensare che le due leader possano avere esaminato i commi della legge”, aggiungendo che “il testo presenta ottimi spunti, ma merita un approfondimento”.
Ma il capogruppo M5S al Senato, Stefano Patuanelli, attacca: “Trovo surreale che oggi Giulia Bongiorno ammetta che Giorgia Meloni (e assieme a lei cita anche Elly Schlein) non abbia nemmeno letto la legge cosiddetta ddl stupro. Abbiamo assistito ad annunci roboanti per una settimana per assistere a questo teatrino oggi”.
Pronta la replica della vicepresidente del Senato ed esponente di Forza Italia Licia Ronzulli: “Utilizzando un vecchio proverbio direi che la gattina frettolosa fa i gattini ciechi. Ci sono già tante leggi che non sono proprio buone ma che sono state fatte negli anni perché bisognava colmare un vuoto legislativo o perché bisognava dare un nome ed un’etichetta. Meglio allora una legge modificata con un momento in più di riflessione – ha proseguito Ronzulli -, che magari viene approvata a metà dicembre o a gennaio, piuttosto che l’ennesima legge che può avere commi inapplicabili”.
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