“L’attacco che questa redazione ha subito due giorni fa è stato brutale e vile. Un tentativo evidente di intimidire chi ogni giorno lavora per raccontare la realtà con rigore, serietà e indipendenza”. Lo ha detto John Elkann, ad di Exor, alla redazione della Stampa dove è andato con Paolo Ceretti, presidente di Gedi, per esprimere solidarietà e “ferma condanna di quanto è accaduto”.
“Prendiamo estremamente sul serio ciò che è successo. Violare questo giornale, questa redazione, è inaccettabile”. Elkann ha anche annunciato l’ulteriore rafforzamento dei protocolli di sicurezza perché “ogni giornalista e ogni dipendente che lavora qui si senta sicuro e libero di esercitare al meglio il proprio mestiere”. Domani ne parlerà con il Comitato di redazione.
Nel frattempo la Digos ha identificato 36 dei Pro Pal che hanno preso parte al raid. Sono giovani e giovanissimi della galassia antagonista riconducibili, in particolare, all’area dell’autonomia e ai collettivi studenteschi. Il tribunale per i minorenni si occuperà di quelli che hanno meno di 18 anni. Per gli altri si profila una denuncia in procura, dove è stato aperto un fascicolo.
Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia, protesta perché, come ipotesi iniziale di lavoro, si parla genericamente di ‘danneggiamento’. “Gli invasori comunisti – sostiene – hanno compiuto un atto di violenza, direi addirittura di terrorismo: ipotizzare un semplice danneggiamento è minimizzare un episodio fra i più inquietanti del nostro tempo”.
La Digos sta valutando anche la violenza privata, l’invasione di edifici e l’imbrattamento. Nel frattempo il mondo politico focalizza l’attenzione su Askatasuna, centro sociale di area autonoma con il quale il Comune di Torino ha avviato un percorso di destinato alla cogestione. “Va chiuso – afferma il vicepremier Antonio Tajani – perché è fonte costante di aggressioni e violenze”.
Sulla stessa scia si muovono la Lega e gli esponenti torinesi di Azione. Una delle garanti del progetto, Alessandra Algostino, docente di diritto costituzionale all’università di Torino, si dissocia: “L’attacco alla Stampa è stato un atto esecrabile ma le responsabilità sono dei singoli. L’accostamento con il percorso ‘bene comune’ è strumentale.
L’idea che dentro Askatasuna operasse un’associazione per delinquere è già stata sconfessata dal tribunale (nel maxi-processo terminato alcuni mesi fa – ndr) con una sentenza che ha assolto tutti gli imputati”. A rivolgersi direttamente ai giovanissimi dimostranti è stato un altro prof, Matteo Saudino, insegnante di storia e filosofia in un liceo torinese e ideatore di un canale su Youtube di grande successo: “condivido la vostra rabbia” ma “l’azione squadrista contro un giornale che tra l’altro nell’ultimo anno ha cambiato anche linea editoriale denunciando i crimini di Israele” non aiuta “la lotta” per il popolo palestinese.
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