Rapporto Civita, il benessere giovanile tra cultura e partecipazione – ANSA Incontra – Ansa.it

Rapporto Civita, il benessere giovanile tra cultura e partecipazione – ANSA Incontra – Ansa.it


ANSA Incontra – In collaborazione con
XVI edizione del Rapporto Civita

La partecipazione ai processi culturali con progetti che non siano imposti dall’alto, con la creazione di spazi dedicati a creatività e riflessione che siano anche luoghi fisici, di condivisione. È una delle direzioni indicate per sostenere il benessere giovanile nel confronto in corso sul tema ‘Giovani e benessere emotivo tra cultura, sport e socialità, promosso dall’Associazione Civita in collaborazione con ANSA e dedicato ai temi del XVI Rapporto Civita “Semi di Futuro”.

“La cultura è un’infrastruttura di salute e può essere la strada maestra in un paese la cui tradizione culturale ha fatto della centralità dell’uomo un po’ il suo faro e che quindi in questo momento storico potrebbe essere avvantaggiata rispetto alle ricadute di una innovazione tecnologica frenetica e velocissima”, premette la segretaria generale dell’Associazione Civita Simonetta Giordani, nel corso dell’incontro moderato da Elisabetta Stefanelli, caporedattrice Cultura ANSA, cui prendono parte lo psichiatra Emanuele Caroppo, il presidente dell’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale Beniamino Quintieri e il sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti.

Fondamentale è anche il ruolo della scuola che, osserva Giordani, potrebbe offrire “pacchetti formativi che rimettano al centro il tema della salute mentale, del benessere psicologico e anche una educazione al digitale che non riguarda però soltanto le scuole perché qui bisogna anche formare i formatori e formare le famiglie”. Anche a fronte di quel che emerge dal Rapporto per cui soltanto “l’impegno corale ci potrà garantire di affrontare una sfida che è estremamente complessa e rispetto alla quale mettere a fattor comune, costruire una sorta di rete di sicurezza, è l’unico modo per consentire a questi ragazzi di guardare con fiducia al futuro in un momento storico che non ci dimentichiamo spaventa anche molto gli adulti”.

Con questa “interazione corale” può essere costruita la dimensione della fiducia e dell’ascolto. Una fase, quest’ultima, osserva il sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti, “certamente fondamentale perché non è giusto obbligare, ma lo è educare e il ruolo del genitore così come il ruolo dell’insegnante è quello di educare: il che significa mettere il giovane davanti a una prospettiva anche piuttosto ampia di soluzioni e cercare in base alla propria esperienza di indirizzarlo” e su questo percorso “famiglia, scuola e contesto sociale” sono importanti per le “dinamiche mentali e psicologiche”, sottolinea Butti che ricorda che non solo le famiglie hanno a disposizione il parental control per limitare l’accesso dei più piccoli ai contenuti o inibire determinati canali in tv, ma “per far questo occorre che vi sia un percorso di formazione”. Oggi ce ne sono tre a partire da tremila punti fisici sul territorio nazionale dove, spiega Butti, ci sono dei formatori “perché ci rendiamo conto che sviluppando questo rapporto con il digitale i giovani e la gente in generale è meno ansiosa rispetto a questo rapporto con il digitale perché la tecnologia è neutra, il problema è di come la si usa”. O se ne fa un uso distorto anche perché, fa notare Beniamino Quintieri, “viviamo in un’epoca di profonda solitudine digitale, in cui l’uso smodato dei social network e della tecnologia — fenomeno accentuato ulteriormente dal periodo della pandemia — ha portato molti giovani a isolarsi. Questo comportamento ha generato un disagio psicologico sempre più diffuso”.

Come dimostra il recente sondaggio su quali benefici inserire nella Carta Giovani, da cui è emerso al primo posto, sottolinea, il bonus psicologo, “dato molto significativo visto che in passato andare dallo psicologo era raro e spesso non dichiarato; “oggi, invece, i giovani manifestano apertamente i propri problemi”. In questo contesto, ragiona Quintieri, lo sport può avere “un impatto importante. Numerosi studi condotti da psicologi e psichiatri dimostrano che, soprattutto tra gli adolescenti, la pratica regolare di attività fisica è associata a una significativa riduzione degli stati ansiosi e depressivi. In particolare, una recenter ricerca condotta su 267.000 adolescenti ha rilevato che coloro che praticavano attività fisica avevano una probabilità di sviluppare sintomi depressivi inferiore del 17% rispetto a chi non faceva sport”. Ancora maggiore, prosegue, si rivela l’impatto degli sport di squadra poiché favoriscono la socializzazione, rafforzano il senso di appartenenza e “contribuiscono ad aumentare il capitale sociale, oltre a migliorare il benessere psicofisico” .

Da qui la necessità che sport e cultura siano inseriti nei programmi formativi, soprattutto il primo visto che, avverte Quintieri, “lo sport in Italia è sottodimensionato; solo 4 scuole su 10 hanno la palestra che spesso non è funzionale è chiusa nelle ore pomeridiane e poi c’è una didattica che prevede un’ora, massimo due di educazione fisica: per esempio nei paesi nordici dove queste scelte sono implementate da anni il malessere dei giovani è molto minore” osserva. Per lo psichiatra Caroppo, se ricorrendo allo psicologo si dimostra “più coraggio di parlare della nostra vulnerabilità, quello che rammarica è che non si riesce più a parlare in altri ambiti, per cui bisogna in qualche modo medicalizzare”. La chiave è nel tempo e nella condivisione anche in seno alla famiglia: “Poter leggere un libro, andare a teatro insieme a un madre, un padre, in famiglia dà possibilità di avere un luogo neutro dove poter mettere in campo delle emozioni” conclude. 

ANSA Incontra – In collaborazione con
XVI edizione del Rapporto Civita



Source link