Il Dipartimento di Giustizia dovrebbe dire “basta” e tornare a lavorare per gli americani invece di dedicare tutto il suo tempo al caso di Jeffrey Epstein, che non è altro che una “bufala ispirata dai democratici”. La frustrazione di Donald Trump è palese di fronte al prolungarsi dello scandalo dell’ex finanziere morto suicida in carcere: per accelerare e chiuderlo – è l’idea del presidente – dovrebbero essere pubblicati i “nomi dei democratici associati con Epstein. Imbarazziamoli e torniamo a lavorare per il Paese”.
Sul suo social Truth, l’inquilino della Casa Bianca non fa alcun riferimento al suo nome nei documenti pubblicati dal Dipartimento di Giustizia e si limita ad attaccare l’opposizione e a parlare di un’ennesima “caccia alle streghe” per “distrarre l’attenzione dai successi” della sua amministrazione. I democratici continuano a cavalcare lo scandalo consapevoli della frattura che ha causato nel movimento Maga e delle difficoltà che sta creando al presidente con la sua base. Molti problemi li sta creando anche all’interno dell’amministrazione, con la ministra Pam Bondi – per la quale non è escluso l’impeachment o l’oltraggio al Congresso – e l’Fbi nel mirino delle critiche per incompetenza e violazione della legge.
Tutti i file su Epstein avrebbero infatti dovuto essere pubblicati entro il 19 dicembre, ma così non è stato. Ai ritardi finora accumulati si è aggiunto un altro milione di pagine scoperte, potenzialmente legate a Epstein. L’Fbi e la procura di New York le hanno appena consegnate al Dipartimento di Giustizia, aggravando così ulteriormente il lavoro degli avvocati che volontariamente hanno accettato di esaminare le carte su Epstein durante le feste e mettere al sicuro l’identità delle vittime, molte delle quali hanno lamentato che i loro nomi non sono stati adeguatamente censurati.
Gli ultimi documenti pubblicati sull’ex pedofilo mostrano, tra l’altro, una scioccante lista degli acquisti su Amazon fra il 2014 e il 2019. Dai 1.006 scontrini resi noti emerge la passione di Epstein per i binocoli e il cibo spazzatura, ma anche il suo interesse in libri su Trump, incluso ‘Fire and Fury’ di Michael Wolf. L’ex finanziare ordinò per ben sei volte anche ‘Filthy Rich: The Jeffrey Epstein Story’, il libro di James Patterson dedicato proprio a Epstein, oltre a libri di Vladimir Nabokov, fra i quali il romanzo a tema pedofilia ‘Lolita’, dal quale si ispirò per dare un nome al suo aereo. Lo shopping rivela però anche acquisti più controversi: da uniformi scolastiche per bambine a massaggiatori per la prostata, passando per pillole basate su un integratore che prometteva “maggiore lubrificazione e libido” e un seno più sodo. Nel 2018, dieci mesi prima di finire in prigione, Epstein acquistò una maschera da carcerato a strisce bianche e nere. Fra i costumi ordinati anche uno da agente dell’Fbi. Nella sua casa a New York, risulta dagli scontrini, sono inoltre stati recapitati acquisti di vestiti per neonati e giocattoli per bambini piccoli.
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