È stato illegittimo il licenziamento del cassiere del supermercato Pam Panorama di Siena sottoposto a sua insaputa al cosiddetto ‘test del carrello’, che non superò. L’azienda volle verificare con un trucco se si accorgesse di furti di merce o ammanchi dagli scaffali. Poiché non ci riuscì, venne sottoposto a un procedimento disciplinare concluso con la sanzione massima, ossia il licenziamento.
Da qui la vertenza, nonostante una successiva marcia indietro di Pam. Il lavoratore e il sindacato sono andati in causa e oggi “il giudice – riferisce il segretario Filcams Cgil Siena, Mariano Di Gioia – ha anche condannato Pam Panorama al reintegro del lavoratore, al pagamento del danno subito e alle spese processuali, tutte a carico di Pam Panorama”. Il cassiere Fabio Giomi era stato licenziato proprio con il test del carrello fattogli da un ispettore dell’azienda. Senza farsene accorgere aveva nascosto in mezzo a una spesa, artatamente, beni trafugati dagli scaffali. Piccole confezioni di merci, anche infilate in scatole di altri prodotti ben visibili. Poi l’incaricato del supermercato ha passato la cassa senza che il cassiere avesse rilevato le merci nascoste e quindi non pagate. Da qui è scattato il procedimento disciplinare interno concluso con la massima sanzione del licenziamento. Oggi il giudice del lavoro ha cancellato la vicenda con l’annullamento del licenziamento.
“Questa notizia mi ha reso molto, molto felice. È un bel regalo di Natale: si finisce l’anno in bellezza – ha detto lo stesso Giomi – Per quanto riguarda il ritorno alla cassa, al momento è tutto da definire: tempi e modalità sono ancora da stabilire, quindi su questo non posso dire nulla. Sono contentissimo, non solo per me, ma anche per la battaglia civile che abbiamo portato avanti. Sono sicuro che questa vittoria potrà diventare un punto di riferimento per tanti lavoratori”. “Avrei potuto cavarmela con 10 giorni di sospensione e oggi sarei già tornato a lavorare, ma ho deciso di tenere duro – ha continuato il cassiere – L’ho fatto per me, per tutti i lavoratori e perché era una situazione inaccettabile”.
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