Oggi a Parigi riunione dei volenterosi per l’Ucraina, presente anche la premier Giorgia Meloni; per gli Usa ci sono Witkoff e Kushner. Zelensky silura Malyuk, dal 2022 alla guida dei Servizi di sicurezza nazionali. Mosca afferma di aver abbattuto stanotte 129 droni ucraini sulle regioni russe. Ue contro Trump sulla Groenlandia. Starmer schiera il Regno Unito al fianco della Danimarca.
Il robusto rimpasto di governo, avviato da Volodymyr Zelensky dopo l’esplosione dello scandalo corruzione, segna uno dei passaggi più controversi e contestati: l’ultima testa a cadere è stata quella del potente capo dei servizi di sicurezza, Vasyl Malyuk, che ha coordinato alcune delle operazioni più eclatanti contro la Russia dall’inizio della guerra. Il cambio al vertice dell’Sbu è arrivato mentre Kiev è tornata bersaglio dei raid delle forze occupanti, che hanno provocato almeno due morti nella capitale e nelle aree limitrofe. Ai bombardamenti quotidiani fa da contraltare la frenetica attività diplomatica, soprattutto degli occidentali, che lavorano per chiudere il cerchio sulle garanzie di sicurezza. Gli Stati Uniti restano in partita, ed è un’ottima notizia per gli ucraini: gli inviati di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, parteciperanno in presenza alla riunione dei leader dei Volenterosi domani a Parigi.
Malyuk ha annunciato le sue dimissioni da capo dell’Sbu, che guidava dal 2022, spiegando che sarebbe rimasto all’interno della struttura “per implementare operazioni speciali asimmetriche di livello mondiale, per infliggere il massimo danno al nemico”. Una dichiarazione apparentemente conciliante, che però non cambia la sostanza: Zelensky lo aveva di fatto destituito, proponendogli un altro incarico. E in ambienti ucraini si ricorda che Andrij Yermak, quando era ancora l’ombra del presidente, aveva già tentato di silurare Malyuk per non essere riuscito a impedire l’avvio della maxi-indagine anticorruzione che aveva travolto i vertici di Kiev. Yermak compreso. La guida ad interim del servizio di sicurezza va a Yevhen Khmara, che comandava un reparto operativo.
L’ormai ex capo dell’Sbu si era reso protagonista di audaci blitz contro il nemico: dai ripetuti attacchi al ponte di Crimea alla clamorosa operazione dello scorso giugno, quando droni introdotti clandestinamente in Russia avevano colpito simultaneamente bombardieri nucleari nemici e aeroporti situati in profondità dietro la linea del fronte. Successi talmente roboanti che adesso la sua brusca uscita di scena ha creato scompiglio, sollevando per la prima le proteste di altre figure influenti delle forze armate.
Zelensky rispetto all’ondata di critiche ha tenuto il punto, chiarendo che non farà marcia indietro. Il leader ucraino vuole rinnovare la rete di fedelissimi in questa fase cruciale (anche guardando alle elezioni che prima o poi ci saranno), con i russi che continuano a premere militarmente. L’ultima ondata di bombardamenti prima dell’alba su tutto il Paese (165 droni e almeno 9 missili, secondo l’aeronautica) ha raggiunto anche la capitale, innescando un incendio in una clinica e provocando un morto e tre feriti. Un’altra vittima è stata segnalata nella vicina città di Fastiv. I raid hanno provocato interruzioni di corrente. A rendere le cose ancora più difficili per la popolazione c’è il “generale inverno”, con le temperature scese a -8.
I continui raid russi hanno apparentemente riportato Trump più vicino all’Ucraina. Il presidente Usa, che nei giorni scorsi si era detto “molto arrabbiato con Putin”, ha per la prima volta sconfessato lo zar, affermando di non credere che i droni di Kiev abbiano attaccato la residenza di Valdai. E soprattutto ha dato un segnale positivo agli alleati europei: la non scontata partecipazione dei suoi emissari, Witkoff e Kushner, al vertice dei Volenterosi che sarà ospitato da Emmanuel Macron a Parigi.
La riunione dei leader è stata preceduta negli ultimi giorni da una serie di riunioni tecniche a livello di consiglieri per la sicurezza e di capi di stato maggiore: l’obiettivo è creare un quadro più definito sulle future garanzie di sicurezza per Kiev, che scoraggino Mosca da nuovi attacchi, nel caso di un cessate il fuoco. In attesa di misurarsi con l’ultimo vero ostacolo sulla strada della pace: il futuro status dei territori contesi.
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