Tensione alle stelle in Iran, dove la polizia è accusata di aver fatto irruzione in un ospedale della città di Ilam “alla ricerca di dimostranti feriti” e di aver usato i lacrimogeni per soffocare una protesta antigovernativa scoppiata nel Grande Bazar di Teheran, uno dei simboli del Paese. Violenza e repressione politica non conoscono tregua e secondo il gruppo per la difesa dei diritti umani Hrana sono almeno 35 le persone che hanno perso la vita dall’inizio delle proteste, dieci giorni fa: 29 manifestanti, quattro ragazzini e due poliziotti, sostiene l’ong.
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La Bbc da parte sua assicura di avere conferma delle identità di almeno 11 vittime e parla anche di “diversi video verificati” che mostrerebbero le forze di polizia “sparare contro l’ospedale Imam Khomeini” nella città di Ilam. Tutto questo mentre la polizia iraniana viene accusata di aver sparato sui dimostranti e l’Associated Press cita sul suo sito filmati online che sembrano mostrare “le forze di sicurezza in assetto antisommossa che fanno irruzione in un ospedale” di Ilam, “in cerca, secondo gli attivisti, dei manifestanti” feriti per arrestarli. L’episodio risalirebbe allo scorso fine settimana, quando – stando a filmati verificati dalla Bbc – nella vicina Malekshahi si è svolta “una piccola manifestazione” antigovernativa “prima che iniziassero gli spari”. Gli attivisti per i diritti umani affermano che almeno sei persone sono state uccise e che i feriti sono stati trasportati in ospedale. L’irruzione in ospedale di cui è accusata la polizia del regime di Teheran è stata fermamente condannata da Amnesty International e ha costretto il presidente Masoud Pezeshkian ad annunciare, almeno formalmente, l’apertura di un’inchiesta.
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“L’attacco a un ospedale dove i manifestanti feriti cercavano cure mediche o riparo costituisce una violazione del diritto internazionale”, denuncia l’ong per la difesa dei diritti umani aggiungendo che “questa azione dimostra fino a che punto le autorità della Repubblica islamica sono disposte ad arrivare per reprimere le proteste e mettere a tacere le voci del dissenso”. Dure critiche sono arrivate anche dagli Usa, dove il presidente Donald Trump pochi giorni aveva minacciato Teheran di un intervento nel caso di violenze sui manifestanti. La polizia iraniana è accusata di reprimere con la violenza le proteste antigovernative e persino di aver aperto il fuoco contro i manifestanti in più di un’occasione. Secondo gli attivisti per i diritti umani di Hrana sono inoltre 1.200 i manifestanti arrestati nell’ultima settimana, mentre l’agenzia di stampa semiufficiale Farsa afferma che un poliziotto sia stato ucciso oggi a colpi d’arma da fuoco sempre a Malekshahi, in Iran occidentale. A scatenare le proteste antigovernative sono stati l’aumento del costo della vita e la svalutazione della moneta locale, il rial, crollato a quota 1,46 milioni sul dollaro. Un’onda che è partita dai commercianti, per estendersi agli studenti, dilagando in moltissime località del Paese. Proseguendo anche oggi nel labirintico Grande Bazar di Teheran dove sono risuonati slogan contro il governo e la polizia sarebbe intervenuta con il lancio di lacrimogeni in una stazione della metropolitana.
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