Nell’anniversario dell’uscita dell’ultimo disco di David Bowie Blackstar (8 gennaio 2016), data che coincide con il suo compleanno, e a dieci anni dalla scomparsa (10 gennaio 2016) ecco cinque video iconici per capire meglio uno degli artisti più innovativi di sempre a livello musicale, culturale e visivo.
Starman a Top of the Pops
Il 6 luglio del 1972 David Bowie appare in una puntata di Top Of The Pops, celebre programma musicale della Bbc. Il disco spartiacque ‘The Rise And Fall Of Ziggy Stardust And The Spiders From Mars’ era uscito da paio di settimane, l’artista e la sua band fanno un entrata di rottura nelle case del Regno Unito: il pubblico si trova faccia a faccia con un alieno dai capelli arancioni, make up, stivali rossi e tutina luccicante. Una chiamata alle armi – guarda dritto in camera e punta il dito ai telespettatori – per tutti i diversi e non solo sessualmente.
Heroes
Canzone tratta dall’album omonimo uscito il 14 ottobre 1977, parte della cosiddetta trilogia berlinese. Viene composto in uno dei momenti più difficili dell’esistenza dell’artista che per uscire dalle dipendenze e iniziare una nuova vita decide di trasferirsi dagli Stati Uniti a Berlino. È stato registrato nei leggendari studi Hansa, a due passi dal Muro che ancora divideva la città e risente di quelle atmosfere. Il video è tra i più semplici della sua carriera – Bowie si erge al centro della scena catturando l’attenzione soltanto, in camera solo sguardo con i suoi celebri occhi di colore diverso – ma ha una grande forza visiva ed è diventato un inno, un classico ripreso da tanti artisti.
Ashes to Ashes
Girato a maggio 1980, il singolo fa parte del disco ‘Scary Monsters and Super Creeps’ e catapulta Bowie nella nascente scena new romantic. Alterna immagini a colori solarizzate a quelle in bianco e nero: protagonista è un pierrot lunare che si aggira su una spiaggia ed evoca nel testo Major Tom, l’astronauta protagonista del suo brano Space Oddity perso in trip spaziali e non solo. Co-diretto dall’artista e dal regista David Mallet, costò la cifra record per l’epoca di 250mila sterline. È uno dei video più elaborati e visionari di Bowie, in alcune scene si vede un oggetto che sembra un iPad.
Let’s Dance
E’ la title track dell’omonimo album uscito il 17 marzo 1983, frutto della collaborazione con il musicista e produttore Nile Rodgers degli Chic, gruppo simbolo della disco music. Segna una svolta importante nella carriera di Bowie, poiché apre le porte al grande successo commerciale e ai concerti negli stadi. Il video è un urlo contro il capitalismo e le discriminazioni razziali, una battaglia ricorrente nella sua carriera: i protagonisti sono due ragazzi aborigeni australiani, il simbolo un paio di scarpe rosse che accompagnano i giovani all’interno della società occidentale, una realtà che fino a quel momento non conoscevano.
Lazarus
È il singolo tratto da ‘Blackstar’, ultimo disco dell’artista uscito l’8 gennaio 2016, giorno del suo 69esimo compleanno e due giorni prima della sua morte. La canzone dà il titolo ad uno spettacolo debuttato nell’autunno 2015 a New York, co-scritto con Enda Walsh. Innovativo fino alla fine, il video di Johan Renck non venne girato con il solito formato 16:9 ma in formato 1:1, più intimo. Bowie mette in scena la sua morte. Nel filmato lo si vede con gli occhi bendati in un letto di ospedale e nei panni di uno scrittore che scrive furiosamente, mima il poco tempo che gli resta. “Look up here I’m in heaven”, guarda qui sono in paradiso, avverte lo spettatore. Sul finale Bowie entra in un armadio chiudendo le porte. La sua struggente uscita di scena.
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