Città a rischio paralisi oggi con il primo sciopero dei taxi in questo nuovo anno da Nord a Sud della Penisola, con l’eccezione dell’Umbria. I tassisti, aderenti ad una ventina di sigle sindacali, incroceranno le braccia dalle 8 alle 22 per manifestare contro il governo e contro l’ingresso nel settore di multinazionali come Uber. A Roma sono previsti anche dei presidi.
Gruppi di tassisti in arrivo da altre città si ritroveranno a Fiumicino da dove partirà un corteo che arriverà fino a Piazza Bocca della Verità, per poi proseguire verso Montecitorio, dove dalle 11 si svolgerà un “corteo statico”. Controcorrente Unione Radiotaxi d’Italia e il consorzio itTaxi, che hanno deciso di non aderire alla protesta.
Le sigle che scioperano chiedono “regole chiare” per le piattaforme digitali, “evitando lo strapotere degli algoritmi”, la conclusione dell’iter dei decreti attuativi della legge contro l’abusivismo e la tutela del servizio taxi come servizio pubblico locale. “Chiediamo con forza al governo la riapertura del tavolo di confronto sui decreti attuativi che la categoria aspetta ormai dal 2019”, afferma la Uiltrasporti.
“Non è più tollerabile il silenzio delle istituzioni di fronte all’ingresso aggressivo delle multinazionali” nel settore, denuncia il sindacato, secondo cui qualità e sicurezza “non possono essere affidate a delle app senza controllo pubblico”.
Non usa mezzi termini la Cgil, che accusa l’esecutivo Meloni. “Lo sciopero dei taxi di domani è contro questo governo che non ha mantenuto gli impegni, è per difendere il servizio pubblico e il futuro dei tassisti che hanno pagato per una licenza rilasciata da un comune e che operano secondo turni e orari stabiliti dal comune”, attacca il coordinatore nazionale di Unica Taxi Cgil, Nicola Di Giacobbe.
“Non si può far decidere ad un algoritmo” a discapito del servizio pubblico, sottolinea l’esponente sindacale. Per cui “questo governo o è connivente delle multinazionali o non è nelle condizioni di far rispettare la legge”, è l’affondo Di Giacobbe.
Di segno opposto la posizione di Uri e itTaxi, che confermano la loro fiducia nel governo e nel dialogo istituzionale. “Chi promuove questa astensione dovrebbe protestare contro se stesso”, attacca il presidente Loreno Bittarelli, ricordando che furono proprio alcune delle sigle oggi in piazza a chiedere nel 2019 modifiche alla legge quadro, “creando un vuoto regolatorio e conseguenze disastrose”.
Settimana delicata per i trasporti locali
Settimana delicata per i trasporti, a causa di alcuni scioperi che si svolgono a livello territoriale. Oggi 13 gennaio – oltre ai taxi – si ferma per 24 ore in Umbria il personale della società Busitalia Sita nord.
Trasporto merci fermo il 14 per una giornata che coinvolgerà il personale della società Dinazzano Po e della Captrain Italia. Il 15, invece, protesta per 24 ore il personale delle società del gruppo Atm di Milano.
Il tpl torna a fermarsi il 16 in Molise (5 ore delle aziende del servizio extraurbano), a Roma le autolinee Scoppio (4 ore) e autoservizi Russo; 24 ore di stop dei bus delle società Segesta a Palermo, Etna trasporti a Catania, Interbus a Enna.
Gli scioperi proseguiranno per tutto il mese: il 23 gennaio si ferma per 8 ore il personale della società Trenitalia omcc di s.Maria la bruna (Napoli) e il 29 per tutta la giornata il personale della Conerobus di Ancona. Infine il 30 per 8 ore incrocia le braccia il personale di Rfi – circolazione e orario area di Bologna, e per 4 ore i lavoratori delle autolinee Gallo, Giamporcaro, Sais.
Ultimo sciopero del mese infine, il 31 gennaio, riguarda il trasporto aereo con lo stop di 4 ore dei controllori di volo dell’Enav di Verona airport. La protesta ha valenza interregionale.
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