Agli Efa l’appello di Panahi e il trionfo di ‘Sentimental Value’, di Joaquim Trier – Cinema – Ansa.it

Agli Efa l’appello di Panahi e il trionfo di ‘Sentimental Value’, di Joaquim Trier – Cinema – Ansa.it


Un monito contro il regime iraniano, uno sguardo al terribile spargimento di sangue nel suo paese, “con almeno 12mila morti in 48 ore” e insieme l’appello al mondo a non voltarsi dall’altra parte, “perché la violenza, quando resta senza risposta, diventa normale e “se in un luogo la verità viene soffocata, altrove il respiro della libertà si fa più corto e allora nessuno, in nessun angolo del mondo, è al sicuro”. Jafar Panahi, il cineasta di Un Semplice Incidente, ha aperto a sorpresa la 38/a edizione degli European Film Awards, al Futurium di Berlino, con un lungo monologo che ha commosso la platea e ha dato subito un’impronta politica a questa edizione.

A farla da padrone è stata comunque la famiglia bergmaniana e complicata di Sentimental Value del regista norvegese Joachim Trier (già Grand Prix a Cannes) con ben sei premi, tra i quali miglior film, regia, sceneggiatura (Eskil Vogt e lo stesso Joachim Trier) e migliori attori con Stellan Skarsgård, il suo straordinario interprete nei panni di un regista che vuole fare il suo ultimo film, e Renate Reinsve, la sua figlia preferita che lui vuole come protagonista, oltre al riconoscimento per la colonna sonora. “Noi siamo ai confini dell’Europa, mio nonno è stato imprigionato, vivevamo ai confini con la Russia ed avevano molta paura”, ha sottolineato Trier, ricordando che il clima di paura viene da lontano.


L’Italia, che correva con Toni Servillo e Valeria Bruni Tedeschi (rispettivamente nelle categorie miglior attore e attrice per La Grazia di Paolo Sorrentino e Duse di Pietro Marcello) e con lo stesso Sorrentino per la sceneggiatura del suo ultimo film, porta a casa l’European Young Audience Award con ‘La vita da grandi’ di Greta Scarano, una storia tenera di autismo. “Un premio – ha detto l’attrice, al debutto alla regia – che viene dal futuro e che dà speranza che nel mondo non ci siano solo i genocidi di Gaza”.

All’Italia anche il premio già annunciato alla carriera andato ad Alice Roarwacher che ricevendolo ci ha scherza su, vista la sua giovane età, 44 anni. “Spero solo – ha detto – di poter fare ancora altri film, siete sicuri che non ci sia stato un errore?” . E infine, a sorpresa, il premio al documentario italo-sloveno ‘Fiume o morte!’ di Igor Bezinović, il racconto dell’occupazione raccontata dagli abitanti di oggi: e il regista ha lanciato un appello contro la militarizzazione della Germania.

La 38/a edizione degli Efa è stata anche quella di Sirat, diretto da Óliver Laxe, un film tra mistica, tragedia e musica rave che ai porta a casa tutti premi tecnici: production designer, editor, sound e casting.

Tra i momenti più emozionanti della serata, la standing ovation per Liv Ullmann, 87 anni, che ha ricevuto il premio alla carriera e ha sollevato nel suo discorso il caso del premio Nobel per la pace, dopo che la leader dell’opposizione venezuelana Maria Corina Machado, a cui è stato conferito il riconoscimento l’anno scorso, lo ha donato a Donald Trump. “Sono norvegese”, ha detto Ullmann. “Sono felice, in particolare ora, perché so che in Norvegia abbiamo leggi che dicono: se fai un uso improprio di un Premio Nobel, te lo togliamo. Quindi, qualcuno negli Stati Uniti potrebbe rimanere molto deluso”. 

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