“Sono grata al Verdi che mi permette di dirigere in Italia, anzi a pochi chilometri da casa mia, e sono concentrata su questo e nient’altro. Anzi, sono talmente raccomandata in Italia che lavoro praticamente solo all’estero”.
Beatrice Venezi rompe il silenzio sull’incarico di direttrice musicale del Teatro La Fenice di Venezia dal prossimo ottobre. L’occasione è la conferenza stampa per la Carmen in scena al Verdi di Pisa venerdì e domenica prossimi: Venezi dirigerà l’Orchestra da Camera fiorentina per il nuovo allestimento dell’opera di Bizet firmato dal regista Filippo Tonon, nel cast Laura Verrecchia (mezzosoprano) nei panni di Carmen, Valentina Mastrangelo (soprano) in quelli di Micaela, Leonardo Caimi (tenore) che sarà Don José, e Devid Cecconi (baritono) che interpreta Escamillo. “Questa produzione – dice – è stata un impegno totalizzante e bellissimo, racconta una donna ontologicamente libera e ho quindi preferito concentrarmi su un’altra Repubblica marinara”.
Sulle polemiche di questi mesi sottolinea di essere stata “impegnata per lavoro dall’altra parte del mondo” e di “non averle seguite più di tanto: dico solo che di questa vicenda parlerò a tempo debito: ora mi limito a una battuta calcistica che faceva spesso l’allenatore Vujadin Boskov, ovvero la partita è chiusa solo quando l’arbitro fischia”. Ai cronisti che insistono a porle domande sugli orchestrali della Fenice che le hanno chiesto un passo indietro e di possibili fraintendimenti, risponde: “Quali fraintendimenti? Io non ho ancora messo piede a Venezia. Non ho parlato di questo finora e sto aspettando il momento giusto per farlo, ma non è ancora quel momento. Ci sono tanti elementi di cui parlare che ancora non sono entrati nella narrazione di questa vicenda che sarà sicuramente da analizzare e sviluppare, però a tempo debito”. Perché, afferma la direttrice d’orchestra lucchese, “quello che avrei potuto commentare è il danno di immagine che il teatro La Fenice ha ricevuto a livello internazionale, perché quello che è mancato finora nella narrazione è ciò che si dice all’estero dove ci si chiede perché una fondazione finanziata con fondi pubblici dallo Stato sia sostanzialmente gestita dai sindacati, in un contesto, mi si passi il termine, totalmente anarchico”. E sulle spille diventate il simbolo della protesta, che potrebbero spuntare in sala anche a Pisa, conclude: “Le avrei fatte più stilizzate e magari con degli Swaroski per renderle più eleganti”.
“La presenza del maestro Beatrice Venezi nel nostro teatro – sottolinea il sindaco di Pisa Michele Conti – è il suggello ideale per celebrare i 150 anni di un capolavoro mondiale come la Carmen. Ospitare un’opera di questo calibro, diretta da una professionista di fama internazionale, è il frutto del lavoro ambizioso portato avanti dal presidente Diego Fiorini, dal maestro Marco Tutino e da tutta la struttura, che ringrazio per aver fissato obiettivi di così alto profilo. Un dinamismo figlio di una visione iniziata nel 2018 e sostenuta da investimenti importanti del Comune, pari a 1,6 milioni di euro. Continueremo su questa strada, forti di un bilancio in crescita, che nell’ultimo esercizio si è chiuso con un utile, e di un’offerta culturale sempre più prestigiosa, per restituire alla città un teatro che sia eccellenza nazionale”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
