A mezzogiorno, mentre un treno regionale Renfe rallenta alle porte di Cartagena, nella regione meridionale di Murcia, il braccio metallico di una gru di un cantiere della società elettrica Ibedrola invade all’improvviso la linea ferroviaria. L’urto è secco, laterale: vetri infranti, urla, sangue sui sedili. Sei passeggeri restano feriti in modo lieve.
Paura, per fortuna senza gravi conseguenze, per l’ultimo episodio di una settimana nera per la sicurezza ferroviaria in Spagna: il quarto incidente in quattro giorni, fra linee di alta velocità e regionali, che ha messo sotto stress il sistema e la fiducia di milioni di utenti. La collisione di Murcia, senza deragliamenti, ma con il traffico bloccato per un’ora, arriva mentre il Paese ancora recupera le vittime della tragedia di Adamuz (Cordoba), dove domenica sera lo scontro fra tre vagoni deragliati di un Iryo e un Alvia, ha provocato 45 morti.
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Oggi, dopo aver sezionato l’ammasso di lamiere dei due vagoni precipitati in una scarpata, sono stati estratti i resti degli ultimi due dispersi e, in attesa dell’identificazione ufficiale, le autorità hanno finalmente posto fine alla drammatica conta delle vittime. Una ferita che faticherà a chiudersi, mentre proseguono le indagini sul deragliamento. “Le responsabilità saranno accertate, per azione o omissione”, ha assicurato il ministro dei Trasporti, Oscar Puente, ribadendo che l’inchiesta “è complessa” e che “è prematuro trarre conclusioni”. Se l’origine fosse l’infrastruttura dell’alta velocità, ha spiegato, “si tratterebbe di un difetto molto critico, che finora non si era manifestato”.
Se il problema fosse, invece, legato al convoglio di Iryo coinvolto, “sarebbe un problemone”, ha aggiunto Puente, spiegando che al momento circolano in Spagna 20 treni dello stesso tipo, omologati dalle autorità ferroviarie. Adif, il gestore delle infrastrutture, difende i controlli effettuati sulla linea Madrid-Siviglia, rinnovata di recente e sottoposta – sostiene – a verifiche recenti, dinamiche, geometriche e visive fino a pochi giorni prima dell’incidente. Ma fuori dai palazzi il clima è diverso.
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Dopo la morte di due colleghi in pochi giorni i macchinisti, che avevano già proclamato uno sciopero generale per il 9, 10 e 11 febbrario, denunciando il deterioramento delle infrastrutture e “centinaia di segnalazioni” rimaste senza risposta, sono scesi sul piede di guerra in Catalogna. Hanno incrociato le braccia in blocco, paralizzando per il secondo giorno consecutivo i servizi di Rodalies, gestiti da Renfe, che erano stati sospesi martedì sera per l’incidente di Gelida (Barcellona), con il deragliamento di un treno e la morte del macchinista per il crollo di un muro di contenimento. In origine, i 693 incidenti gravi registrati tra il 2022 e 2024 sulle linee Rodalies e Regionales, con oltre 2,4 milioni di passeggeri coinvolti e più di 420mila minuti di ritardi accumulati.
E le polemiche sul sottofinanziamento della rete convenzionale, rispetto alle risorse concentrare sui progetto di alta velocità e sui corridoi merci. Solo nel pomeriggio, dopo 36 ore di paralisi – che ha mandato in tilt la mobilità di centinaia di migliaia di pendolari – il sindacato dei macchinisti Semaf, ha firmato un’intesa con Renfe, Adif e il governo catalano per la ripresa graduale dei servizi, man mano che saranno conclusi “ispezioni e controlli” su tutte le 13 linee della rete di Rodalies. E mentre le destre hanno cominciato a chiedere conto al governo socialista sulle “falle” nella manutenzione, invocando responsabilità politiche, l’esecutivo replica con i dati: secondo l’Agenzia ferroviaria europea (Era), il numero complessivo di incidenti ferroviari in Spagna è in calo nel 2025 rispetto agli anni precedenti, e inferiore alla media Ue, con uno dei migliori indicatori di sicurezza.
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