Lagarde: ‘A Davos sentite grosse cifre sulla crescita, vanno depurate’ – Notizie – Ansa.it

Lagarde: ‘A Davos sentite grosse cifre sulla crescita, vanno depurate’ – Notizie – Ansa.it


“Sentiamo circolare molti numeri e vorrei richiamare l’attenzione sul fatto che i numeri devono essere definiti con precisione. Quando si sentono cifre di crescita molto elevate, nella maggior parte dei casi si tratta di dati nominali”. Lo ha detto la presidente della Bce Christine Lagarde durante il ‘Global Economic Outlook’ al Forum di Davos.

“Abbiamo una responsabilità verso la verità. I miei economisti dicono spesso che bisogna distinguere il segnale dal rumore, e credo che questa settimana ci sia stato molto rumore”, ha detto Lagarde in quello che è parso un riferimento alle affermazioni di Donald Trump, che aveva parlato di una crescita Usa che “sta esplodendo” con una stima per il quarto trimestre del 5,4%.

“Non sono esattamente sulla stessa linea di Mark (Carney, primo ministro canadese, ndr). Avendo alle spalle 25 anni di esperienza nel mondo del business, penso che noi policymaker siamo arrivati a un punto in cui dobbiamo guardare a un piano B, o a più piani B. Ma anche considerando queste alternative, che sono state richiamate anche da Ursula von der Leyen, non sono convinta che si debba parlare di una rottura”, ha aggiunto Lagarde.

“Nutro una grande fiducia e un grande affetto per il popolo americano e so che, alla fine, i valori profondamente radicati prevarranno. Questa è la mia speranza e la mia convinzione più forte”, ha proseguito la presidente della Bce negando che ci sia “dissociazione totale” fra l’Europa e gli Stati Uniti e anticipando che stava parlando “con una componente emotiva”.

“A questo – ha detto Lagarde – si aggiunge qualcosa che riguarda tutti noi: dobbiamo prestare molta attenzione alla distribuzione della ricchezza e alle disuguaglianze, che stanno diventando sempre più profonde e ampie. Se non ce ne occupiamo seriamente, ci stiamo avviando verso problemi molto gravi”.

“Costruire fiducia richiede tempo, mentre basta pochissimo per eroderla. Credo che la fiducia sia stata intaccata, forse un po’, forse molto. Ma il nostro dovere, nello spirito del dialogo, è senza dubbio quello di ricostruire ciò che può essere stato compromesso”. ha detto ancora. “Quello che porto a casa da questa settimana è che abbiamo un dovere di verità. Noi, come istituzioni che producono dati e analisi su ciò che accade, abbiamo la responsabilità di distinguere i segnali dal rumore: è così che si mantiene la fiducia”.

Georgieva (Fmi), mondo sempre più multipolare ed esposto agli shock

“Non c’è dubbio che il mondo stia cambiando. In realtà sta cambiando da parecchio tempo. Ci sono due nuove caratteristiche che dobbiamo accettare. La prima è che viviamo in un mondo molto più esposto agli shock. Veniamo colti di sorpresa dalla geopolitica, dalla tecnologia, dal clima. Non siamo abituati a muoverci in un contesto che cambia così rapidamente”. Lo ha detto la direttrice generale del Fmi Kristalina Georgieva durante il panel ‘Global Economic Outlook’ al Forum di Davos.

“La seconda è che dobbiamo riconoscere di essere entrati in un mondo multipolare. Esistono oggi regioni che hanno acquisito un peso economico e geopolitico che in passato non avevano. Posso dirlo dal punto di osservazione del Fondo monetario internazionale: accogliamo con grande attenzione tutti i nostri 191 Paesi membri. Per molto tempo abbiamo condotto analisi a livello nazionale e poi a livello globale. Oggi riconosciamo che è necessario guardare anche alle regioni, osservare il mondo per quello che sta diventando”.

“La situazione è piuttosto semplice: il debito pubblico ha raggiunto livelli intorno al 100% del Pil e la crescita non è abbastanza forte. Questo crea un problema”. ha aggiunto Georgieva.

“Stiamo studiando – ha proseguito – cosa sta accadendo nei mercati del lavoro e emergono tre osservazioni chiave. La prima è una trasformazione massiccia della domanda di competenze: nei prossimi anni, nelle economie avanzate, il 60% dei posti di lavoro sarà influenzato dall’Ia, tra ruoli potenziati, trasformati o eliminati; a livello globale la quota è del 40%. È come uno tsunami sul mercato del lavoro”.

“La seconda osservazione riguarda il livello micro: nelle economie avanzate un lavoro su dieci è già “potenziato” dall’Ia. Chi svolge questi lavori guadagna di più e spende di più nell’economia locale, aumentando anche la domanda di lavori meno qualificati. Nel complesso, l’occupazione tende persino a crescere leggermente. Ma emergono due problemi seri”.

“Il primo è che i compiti eliminati dall’Ia coincidono spesso con quelli tipici dei lavori entry-level. I giovani fanno quindi più fatica a entrare nel mercato del lavoro. Il secondo problema riguarda i lavori che non vengono toccati dall’Ia: restano gli stessi, ma sono pagati meno. Questo significa che la classe media rischia di essere compressa”, ha proseguito la n. 1 del FMi. “La terza osservazione, che è quella che mi preoccupa di più, riguarda le regole di sicurezza. Questa trasformazione avanza a una velocità enorme e non sappiamo ancora come renderla davvero sicura e inclusiva. È un tema su cui avremmo dovuto discutere molto di più”. “Il mio appello è chiaro: svegliamoci. L’intelligenza artificiale è una realtà e sta trasformando il mondo più rapidamente di quanto siamo in grado di governarla”, ha concluso Georgieva. 

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