Il giudice Roia: ‘Il nuovo testo sugli stupri mortifica le vittime’ – News – Ansa.it

Il giudice Roia: ‘Il nuovo testo sugli stupri mortifica le vittime’ – News – Ansa.it


La proposta di modifica avanzata al Senato dalla relatrice e presidente della commissione giustizia, Giulia Bongiorno, sul ‘ddl stupri’ esprime “un’arretratezza sul piano della vera volontà di combattere il fenomeno della violenza sessuale e in qualche modo tende ancora a mortificare il ruolo della vittima”. E’ l’opinione di Fabio Roia, presidente del Tribunale di Milano, magistrato esperto nel contrasto alla violenza di genere e che ricevette per questo nel 2018 l’Ambrogino d’Oro.

IL PODCAST FRIDA CON OSPITE FABIO ROIA

 

 

 

Roia che, invece, aveva salutato come una “grande forma di conquista sociale, giuridica e giudiziaria” l’introduzione del concetto di “consenso libero ed attuale” nella precedente formulazione del testo. “Da un punto di vista tecnico – chiarisce – è una soluzione molto pasticciata e di retroguardia sul piano culturale. Non si capisce perché in una legislazione europea, comune ad altri Paesi, in cui si parla semplicemente di consenso, qua ora si voglia introdurre un nuovo concetto che è la ‘volontà contraria all’atto sessuale’, che tradotto significa mancanza di consenso”. Tecnicamente, fa notare ancora Roia, “la norma è molto confusa e non si capisce anche perché venga introdotta una differenziazione di pena con un abbassamento”.

Così, “dal punto di vista della politica di contrasto criminale di questo governo” alle violenze sessuali, si va “esattamente in senso contrario rispetto a tutti gli interventi che sono stati fatti con l’inasprimento delle sanzioni”. In queste modifiche viene indicato, infatti, “un abbassamento della soglia di pena, quando c’è una violenza sessuale in assenza di consenso della donna, che qua viene detto come ‘contro la sua volontà'”. Va ribadito, aggiunge Roia, che “è grave l’assenza di consenso, è sempre violenza sessuale e quindi non si capisce il perché debba essere abbassata la pena”.

In più, “sul piano culturale questa norma – prosegue il magistrato – oltre che essere tecnicamente confusa, pasticciata e di difficile interpretazione, introduce dei livelli, sembra, di violazione del consenso della donna, prevedendo delle aggravanti quando il fatto è commesso con violenza o minaccia”. Tuttavia, ci sono “situazioni, e questo lo dico per esperienza giurisprudenziale, in cui si può creare una sorta di minaccia ambientale, che configura egualmente il reato”.

“Quindi il mio è certamente un giudizio molto negativo – spiega ancora – perché c’è un’arretratezza sul piano della vera volontà di combattere il fenomeno e in qualche modo si tende ancora a mortificare il ruolo della vittima”. Tutto il discorso “sull’inversione dell’onere della prova”, che era stato fatto da più parti in relazione all’ingresso del ‘consenso’ nel reato, “è un falso problema, perché ripeto l’onere della prova è a carico del pubblico ministero”, non dell’imputato o dell’indagato. Pm che “ovviamente acquisirà la denuncia della persona offesa, la valuterà, la approfondirà e farà i dovuti riscontri necessari”. Questo, conclude Roia, “è un principio che, tra l’altro, vale sia per il testo che era stato licenziato dalla Camera e in cui si faceva riferimento al consenso, sia ovviamente con questa proposta, che ripeto ancora è veramente molto molto confusa, pasticciata e di retroguardia sul piano culturale”.

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