Un’Italia vissuta 365 giorni l’anno godendo del 100% del territorio e abbattendo i picchi che generano inefficienze e insostenibilità. E la ricetta della ministra Daniela Santanchè per ottenere questo obiettivo si declina su 5 punti esposti al forum internazionale del turismo a Milano. “Alcuni faranno discutere, alcuni divideranno, alcuni forse così diranno che non sono d’accordo su questa visione, ma noi ci dobbiamo provare” premette.
Il punto che potrebbe fare le prime scintille è senza dubbio quello legato alla proposta di una revisione del calendario scolastico. “Vogliamo un’Italia vissuta 365 giorni l’anno, – spiega – godendo del 100% del territorio e abbattendo i picchi che generano inefficienze e insostenibilità. Valutiamo anche clausole che leghino gli incentivi ad almeno 240 giorni di operatività l’anno. In parallelo, intendiamo proporre un allineamento graduale del calendario scolastico a modelli europei più moderni, per favorire i flussi interni distribuiti. È ormai risaputo che il nostro calendario scolastico concentra le vacanze principalmente in due periodi dell’anno, a differenza di quanto avviene nella maggior parte degli altri Paesi occidentali, dove le pause scolastiche sono suddivise in modo più equilibrato lungo l’intero arco dell’anno. Questa peculiarità non agevola il turismo interno, poiché genera affollamenti stagionali e limita la possibilità per le famiglie di viaggiare in periodi diversi dall’alta stagione. Proprio per questo, stiamo dialogando con il collega Valditara di avviare un percorso di confronto per lavorare su una graduale revisione dei piani scolastici”. E continua: “Una tale riforma rappresenterebbe un punto di svolta per la destagionalizzazione dei flussi turistici, favorendo una migliore distribuzione delle presenze e contribuendo così sia al benessere delle famiglie che alla crescita sostenibile del settore turistico nazionale”, spiega.
Altro punto focale è il capitale umano con una proposta inaspettata e molto giusta. “Noi crediamo in un principio semplice: se un’impresa cresce, – dice – anche chi ci lavora deve crescere. Il turismo non può vivere di precarietà permanente: deve tornare a essere una scelta, non un ripiego. Non c’è industria senza persone. Proponiamo un patto di equità: se riduciamo la fiscalità alle imprese turistiche del 10%, quello stesso importo va interamente ai dipendenti in forma di retribuzioni incentivanti, bonus o welfare”.
Gli altri punti sono “pensare alla dimensione delle nostre imprese e dobbiamo avere una riforma strutturale. Io credo che se vogliamo essere competitivi nel mondo dobbiamo smettere, come vi dicevo, di pensare in piccolo. Dobbiamo ingaggiare le nostre migliori energie per combattere il minimalismo delle imprese del turismo. L’80% delle nostre imprese è composto da realtà singole. Questa frammentazione, come voi capirete, frena moltissimo la competitività, ostacola i passaggi generazionali, un altro tema assolutamente importante, e ne limita la crescita. Per questo sto lavorando insieme al ministro Giorgetti e al Mes a una finestra di 24 mesi che facilita in modo mirato i processi di aggregazione delle imprese”. Ancora: per competere servono nuovi strumenti finanziari europei. “Pensiamo – spiega – agli Ipcei (Importanti Progetti di Comune Interesse Euro-peo): progetti transfrontalieri che mobilitano risorse pubbliche e private per colmare fallimenti di mercato e rafforzare autonomia strategica e competitività. Ad oggi il turismo non è previsto nell’elenco italiano: lavoreremo per colmare questa lacuna”. Infine l’ultimo punto è che alle imprese serve una PA efficiente. “Nel 2026 intendiamo varare Kpi rigorosi — ovvero indicatori di prestazione per fissare obiettivi e tempi certi — per le strutture del Ministero e per i fornitori di servizi (come Invitalia), così da misurare i risultati e garantire che la macchina pubblica corra alla stessa velocità delle imprese”.
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