Trump deride il ruolo degli alleati in Afghanistan, l’ira di Starmer e del principe Harry  – Notizie – Ansa.it

Trump deride il ruolo degli alleati in Afghanistan, l’ira di Starmer e del principe Harry  – Notizie – Ansa.it


Scricchiola fra polemiche pubbliche senza precedenti la ‘relazione speciale’ fra Washington e Londra, l’alleanza storicamente più stretta e cruciale dell’asse transatlantico che per decenni ha legato l’Europa agli Usa. A innescare clamorosamente l’ultima miccia è stato ancora una volta Donald Trump, prendendo di mira – in un’intervista concessa a Fox, sulla via del ritorno dal Forum di Davos – il contributo militare e di sangue offerto dai partner della Nato (Italia compresa) nei 20 anni d’invasione dell’Afghanistan seguiti all’attacco dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle di New York: con parole definite “offensive” dal premier britannico Keir Starmer, spintosi a invocare per la prima volta apertamente le (improbabili) scuse pubbliche del presidente americano.
Infuriato anche il principe Harry per il quale “i soldati britannici meritano rispetto”. 

Nell’intervista The Donald ha liquidato in sostanza come irrilevante il ruolo dei contingenti dei Paesi amici sugli esiti bellici di quel conflitto (sfociato nell’umiliante ritirata del 2021): contingenti che a suo dire si sarebbero tenuti “a distanza” dalla prima linea. ‘Argomenti’ non nuovi da parte del presidente magnate, che a Davos aveva già messo in imbarazzo il fido segretario generale della Nato, Mark Rutte costretto a rammentare come poco più della metà degli oltre 4.000 militari occidentali uccisi negli anni in Afghanistan indossassero divise con insegne delle forze a stelle e strisce. Ma che stavolta rasentano l’accusa di codardia e non potevano passare sotto silenzio nel Regno Unito: nel ricordo delle decine di migliaia di uomini e donne inviati laggiù nel corso di un ventennio e dei 457 che vi persero la vita.

Di qui la reazione sdegnata e bipartisan esplosa sull’isola, dal mondo politico ai media, dai veterani alle famiglie dei caduti. La prima a dar fuoco alle polveri dai ranghi del partito di governo è stata Emily Thornberry, presidente laburista della commissione Esteri alla Camera dei Comuni, che ha bollato la sparata di Trump come “un insulto assoluto”. Offeso pure il deputato dell’opposizione conservatrice Ben Obese-Jecty, un ex ufficiale di carriera chiamato a suo tempo a servire in Afghanistan, secondo il quale “è triste vedere il sacrificio della nostra nazione e dei nostri partner della Nato deprezzato con tanto cattivo gusto”. Mentre critiche sono giunte persino da Nigel Farage, tribuno di Reform Uk, partito della destra d’ispirazione trumpiana che da un anno svetta in testa ai sondaggi. “Come osa Trump?”, ha quindi rincarato Ed Davey, leader dei centristi del Partito liberaldemocratico ostile da sempre al tycoon, il quale da mesi denuncia l’atteggiamento cordialmente remissivo imputato al primo ministro verso il grande fratello d’oltre oceano.

In questo caso sir Keir – già scosso dall’escalation dei contenziosi sull’Ucraina, sulla Groenlandia o sul cosiddetto Board of Peace per Gaza (laddove Londra ha finito per lasciare per ora solo Tony Blair, a titolo personale), e pronto a partire la settimana prossima per la Cina in cerca d’una qualche sponda alternativa – non ha potuto del resto tirarsi indietro. Dopo aver fatto richiamare a un portavoce di Downing Street il valore del “sacrificio” compiuto in Afghanistan da britannici e alleati “a servizio della sicurezza collettiva e della risposta comune all’attacco” dell’11/9, è intervenuto a viso aperto: “Considero le dichiarazioni del presidente Trump offensive e francamente sconcertanti, e non mi sorprende che abbiano causato tanto dolore alle famiglie di chi è stato ucciso o ferito”, ha tagliato corto. Per poi aggiungere che, nei suoi panni, si sarebbe “di certo scusato”.

Ancor più duro il commento affidato al viceministro della Difesa, Al Carns, che ha definito “del tutto ridicole” le affermazioni di The Donald. Carns, reduce in prima persona di un conflitto nel quale Londra coinvolse finanche la famiglia reale, inviando il principe Harry, secondogenito dell’attuale re Carlo III, ha evidenziato l’orgoglio del Regno per le sue forze armate, la loro storia e “i caduti che non saranno mai dimenticati”. Rivendicando come gli alleati abbiano combattuto “coraggiosamente sul fronte afghano, fianco a fianco” con i commilitoni Usa: “Condividendo con loro sangue, sudore e lacrime” per “difendere una democrazia” sul cui significato non sembra più esserci sintonia.

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