“Il secondo giorno di negoziati per la risoluzione del conflitto ucraino ad Abu Dhabi è iniziato” e gli incontri si svolgono in vari formati: lo scrive la Tass citando una fonte informata.
Braccio di ferro sul Donbass nei negoziati Usa-Russia-Ucraina ad Abu Dhabi, mentre gli attacchi russi colpiscono Kiev e Kharkiv: un morto e 23 feriti tra le due città. I colloqui, iniziati ieri, dovrebbero durare due giorni. Al centro delle trattative il controllo dell’Ucraina orientale: ‘Per mettere fine al conflitto, l’esercito ucraino deve lasciare il Donbass’, avverte il Cremlino.
Nella notte missili su Kiev e Kharkiv. I pesanti bombardamenti russi sull’Ucraina hanno causato almeno un morto e 27 feriti a Kiev e Kharkiv, nel nord-est, secondo quanto riferito dalle autorità locali. L’intero territorio ucraino è stato messo in stato di allerta per attacchi aerei durante la notte, con le autorità militari della capitale che hanno avvertito della minaccia di droni e missili balistici. A Kiev, sono stati segnalati danni in cinque quartieri, causando incendi e frantumando le finestre di una clinica privata, secondo il sindaco Vitali Klitschko.
“Una persona è morta e quattro sono rimaste ferite. Tre dei feriti sono stati ricoverati in ospedale”, ha dichiarato su Telegram, menzionando interruzioni di riscaldamento e acqua in alcuni quartieri periferici, nonostante temperature inferiori a -10 °C. Alla periferia di Kiev, l’attacco ha causato altri quattro feriti, due dei quali sono stati ricoverati in ospedale, secondo le autorità militari locali. A Kharkiv, il sindaco Igor Terekhov ha segnalato un attacco da parte di droni Shahed di progettazione iraniana, che ha danneggiato diversi edifici residenziali, un rifugio per sfollati, un ospedale e un reparto maternità in questa importante città vicino al confine russo. “Kharkiv ha subito un massiccio attacco durato quasi due ore e mezza. Il nemico ha attaccato la città con 25 Shahed”, ha dichiarato su Telegram, riportando 19 feriti.
Lo scoglio più arduo che si frappone alla pace in Ucraina rimane la questione territoriale. A confermarlo, mentre ad Abu Dhabi si apre la due giorni di trattative tra Kiev, Mosca e Washington, è la dichiarazione del Cremlino. “Le forze armate ucraine devono lasciare il territorio del Donbass”, ha affermato il portavoce Dmitry Peskov. Una condizione che Volodymyr Zelensky ha già detto più volte – e molto chiaramente – di non poter accettare. Mentre il presidente ucraino assicura che con Donald Trump, a Davos, ha concordato la fornitura di munizioni per il sistema di difesa aerea Patriot: “Non dirò quanti missili”.
I delegati ucraini e russi sono tornati ad incontrarsi direttamente negli Emirati arabi uniti per la prima volta dall’estate scorsa, dopo tre tornate tenute ad Istanbul e mediate dalla Turchia. Si tratta comunque “un passo avanti”, ha detto Zelensky. E questa volta la novità è data dall’impegno profuso negli ultimi giorni dai mediatori americani, che sono presenti ad Abu Dhabi con una nutrita delegazione guidata dall’inviato speciale Steve Witkoff, affiancato dal genero di Donald Trump, Jared Kushner. Giovedì lo stesso presidente Usa aveva incontrato Zelensky a Davos, mentre Witkoff e Kushner hanno avuto un colloquio notturno di quattro ore al Cremlino con Vladimir Putin. Un incontro “franco e basato sulla fiducia”, che è stato “utile sotto tutti gli aspetti, per noi e per gli Stati Uniti”, lo ha definito Yuri Ushakov, il consigliere per la politica estera del presidente russo Vladimir Putin.
Durante i colloqui al Cremlino, ha riferito Ushakov, è stato ribadito agli americani che per la Russia non è possibile una soluzione del conflitto a lungo termine senza che sia risolta la questione territoriale sulla base della “formula di Anchorage”.
Cioè di accordi che sarebbero stati raggiunti da Trump e Putin durante il loro vertice dello scorso Ferragosto in Alaska. “Fino a quando questo obiettivo non sarà raggiunto la Russia continuerà a perseguire con coerenza gli obiettivi dell’operazione militare speciale proprio sul campo di battaglia, dove le forze armate russe detengono l’iniziativa strategica”, ha affermato ancora Ushakov.
Prima di recarsi a Mosca, Witkoff si era detto ottimista sulla possibilità di arrivare a una soluzione, sottolineando che tutto si riduceva ormai a “una questione”. E anche Zelensky, insieme con i russi, ha confermato che tale nodo è quello territoriale. “La questione del Donbass è fondamentale”, ha detto il leader ucraino, aggiungendo di averne discusso con Trump. Secondo Zelensky, affrontare il problema nei colloqui di Abu Dhabi permetterà di stabilire “il modo in cui le tre parti lo vedono”. “In ogni caso – ha aggiunto – è un passo avanti, si spera verso la fine della guerra, ma possono succedere cose diverse”.
Nessuno, dunque si aspetta una svolta decisiva dai colloqui trilaterali negli Emirati, ai quali la Russia ha mandato una delegazione di soli militari, guidata dal capo dell’intelligence del ministero della Difesa, l’ammiraglio Igor Kostyukov, già presente ai negoziati di Istanbul lo scorso anno. In Turchia era presente, e guidava la delegazione ucraina, anche Rustem Umerov, il segretario del Consiglio di sicurezza nazionale, che è tra i negoziatori anche ad Abu Dhabi, insieme al capo dell’ufficio presidenziale Kyrylo Budanov.
Mosca ha inviato negli Emirati anche Kirill Dmitriev, consigliere presidenziale per gli investimenti esteri e negoziatore per le questioni economiche. Quest’ultimo, secondo il Cremlino, ha in programma solo colloqui con Witkoff sulle prospettive di sviluppo della cooperazione economica russo-americana dopo un accordo di pace sull’Ucraina. In discussione dovrebbe essere anche il possibile impiego di un miliardo di dollari che Putin ha ipotizzato di donare al Board of Peace creato da Trump, prelevandolo dai capitali russi congelati negli Usa. Il resto di questi asset sotto sequestro – poco meno di 5 miliardi di dollari in totale, secondo le autorità di Mosca – “potrebbero essere spesi per la ricostruzione dei territori danneggiati dai combattimenti” in Ucraina, ha detto il portavoce Peskov. Il quale ha però fatto capire che i territori beneficiati da tali investimenti dovrebbero essere in particolare proprio quelli del Donbass rivendicati dalla Russia.
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