“Ce l’abbiamo fatta caro Narendra, abbiamo firmato la madre di tutti gli accordi commerciali”. Ursula von der Leyen è radiosa, elegantissima nei suoi completi in stile indiano che hanno conquistato la stampa locale in questa due giorni di missione. Modi attinge a piene mani alla retorica: “È un giorno storico, vediamo una svolta nelle nostre relazioni, le due più grandi democrazie del mondo lavorano insieme e ci saranno benefici globali”. Il presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa, invece calca la mano sulla parte dedicata a sicurezza e difesa. “Stiamo raggiungendo un nuovo livello di fiducia strategica tra noi ed è il primo passo verso una cooperazione ancora più ambiziosa in futuro”.
Il premier indiano ha accolto “gli amici” Costa e von der Leyen alla Hyderabad House di Nuova Delhi per la firma ufficiale degli accordi (tre i principali, sul commercio, sulla difesa e sulla mobilità delle persone) e, nel corso dell’incontro con i giornalisti (dove però Modi come d’abitudine non prende domande, la democrazia se ne farà una ragione), si dilunga a tratteggiare il CV degli ospiti europei. “Antonio Costa è noto per uno stile di vita semplice e per il suo affetto per le persone comuni, quindi è anche considerato il Gandhi di Lisbona”. L’ex premier portoghese ride e quando è il suo turno sfoggia il passaporto indiano – i suoi genitori sono originari di Goa – sottolineando come l’intesa sia per lui “speciale pure a livello personale”.
“Il nostro vertice invia un messaggio chiaro al mondo: in un momento in cui l’ordine globale sta subendo una profonda trasformazione, l’Ue l’India si presentano come partner strategici e affidabili e stanno collaborando per ampliare le sfere di prosperità condivisa”. Ogni riferimento all’America di Donald Trump non è casuale.
Entrando nello specifico, in materia di difesa ci sarà maggiore cooperazione sulla sicurezza marittima, sul cyber e sull’antiterrorismo. E la possibilità di coproduzione per le rispettive industrie della difesa. Modi ha ricordato anche il corridoio India-Medioriente-Europa (Imec), che ha il suo approdo nel Mediterraneo e qui molto sta bollendo in pentola. Insomma, l’accordo di libero scambio (FTA) è certamente storico ma c’è di più: la voglia di scoprirsi simili su molti aspetti cruciali, come il rispetto del diritto internazionale, la multilateralità, la necessità di riformare l’Onu. L’intesa sulla mobilità (studenti, ricercatori, lavoratori di alto livello e stagionali) era particolarmente importante per l’India, che ha una popolazione giovane in esplosione e in cerca di opportunità.
“Lanceremo il EU primo Legal Gateway Office in India: si tratterà di un centro unico di riferimento per sostenere i talenti indiani che si trasferiscono in Europa, in piena sintonia con le esigenze e le politiche degli Stati membri dell’Ue”, ha evidenziato von der Leyen.
Detto questo, l’FTA rappresenta il piatto forte del banchetto. Le tariffe doganali su oltre il 90% delle esportazioni di merci europee in India saranno eliminate o ridotte, con un risparmio fino a 4 miliardi di euro all’anno sui dazi; ci sarà un vantaggio competitivo per gli esportatori, “con la più grande apertura che l’India abbia mai concesso a un partner”, con un accesso privilegiato per i fornitori di servizi in settori chiave come finanzia, servizi marittimi, telecomunicazioni. Il ministro indiano al Commercio, Piyush Goyal, si aspetta passi avanti concreti per l’India nel settore tessile, che oggi gode di esportazioni nell’Ue pari a 7 miliardi. “Possiamo adesso arrivare a 30-35 miliardi, generando 6-7 milioni di posti di lavoro qui da noi”. I benefici ad ogni modo arriveranno col tempo.
Sulla difesa, ad esempio, il sottosegretario agli Esteri Vikram Misri evidenzia che l’India potrebbe eventualmente partecipare al programma Safe, quando le condizioni saranno possibili. Questo significa che l’India, in cambio, ridurrà la sua cooperazione con la Russia? “Come sapete, con Mosca abbiamo rapporti storici, gli accordi si fanno per interesse reciproco e le due cose corrono su binari separati”. Ad occhio, sembra un no.
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