Nella zona rossa di Niscemi tra cumuli di macerie e case collassate – Notizie – Ansa.it

Nella zona rossa di Niscemi tra cumuli di macerie e case collassate – Notizie – Ansa.it


Della piattaforma da cui si lanciava il leggendario aviatore Angelo D’Arrigo e che richiamava appassionati del deltaplano da ogni parte del mondo non c’è più traccia. Sprofondati sotto la frana di Niscemi anche la casa di una famiglia che tutti conoscevano in paese per la vita campestre che conduceva e il casolare utilizzato da un pastore che portava al pascolo il gregge di pecore: sono ridotti a un cumulo di macerie. Dall’alto si notano mobili, residui di elettrodomestici. Solo un pezzo della strada piastrellata della passeggiata da cui si poteva ammirare il paesaggio è rimasto intatto, il resto è collassato. C’è solo uno strapiombo, adesso.

Lo scenario disastroso è ben visibile dal belvedere della cittadina che vive di angoscia: è una delle zone rosse dove l’ANSA è entrata con alcuni operatori della Protezione civile e col presidente dell’Assemblea siciliana, Gaetano Galvagno.

Al belvedere si arriva percorrendo via IV novembre, cinquanta metri circa. Qui sono cinque le palazzine evacuate, alcuni abitanti hanno trovato ospitalità da perenti altri si trovano nel palazzetto dello sport, adibito a dormitorio dal Comune. “Ci hanno chiesto di lasciare le case per il pericolo di crollo, ma senza mostrarci l’ordinanza di sgombero che nessuno finora ha visto”, dice uno dei residenti accalcati sulle transenne presidiate dalle forze dell’ordine e dai volontari della protezione civile locale.

Prima di accedere al piazzale sulla destra c’è una delle cinque scuole elementari chiuse da giorni, poco più avanti c’è il cancello oltre il quale la vista dal belvedere era unica. Ora la scritta sul marmo bianco posto in alto nelle mura lascia l’amaro in bocca: “Sopra i ruderi del vecchio tondo sorge oggi più ampio e maestoso il nuovo belvedere”. Ma ormai appare come un semicerchio basolato fantasma. “Mi viene da piangere, qui era bellissimo. Ricordo i deltaplani sorvolare la pianura, ora è un disastro. E’ finito tutto. Chissà che fine faremo”, dice Mario durante il mesto sopralluogo nella zona off limits.

Affacciandosi dalle ringhiere si scorge subito il disastro della collina che ha ceduto, le fessure sul terreno verdeggiante sono profonde. S’intravedono i resti di alcune casette sprofondate, poco più in fondo c’è la sagoma a forma di serpente della strada provinciale 12 ormai impraticabile. Evidenti due fratture lunghe una trentina di metri, guardarle dirigersi verso il ponte stradale fa venire i brividi.

Del ristorante sulla sinistra della piazzetta sono rimaste solo le sedie di plastica accatastate l’una sull’altra, un tendone strappato dal vento e il bancone del bar che prima della frana allietava chiunque si soffermasse ad ammirare il panorama.

Della stradella per il passeggio che portava nella parte bassa rimangono solo una ventina di metri, il resto non c’è più. Anche questo è stato sommerso dalla frana. Pure la strada che stava al di sotto e che risaliva verso il parse è scomparsa. Rimangono affisse a un muro e a un cancello di due immobili proprio sul belvedere i cartelli con la scritta “Vendesi”. Dietro le transenne gli sfollati si disperano. “Guardi, quella è la mia casa”, dice una donna che piange. Non può andare a recuperare niente al momento. Troppo alto il rischio. Il guardiano chiude il cancello. Via IV novembre senza giornalisti e forze dell’ordine è una strada fantasma. 

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