“Il 1997 non si ripeterà. La gente non dovrà aspettare anni, decenni, per avere gli indennizzi. Il governo metterà sul piatto i provvedimenti, e soprattutto i soldi, necessari”. Giorgia Meloni arriva a Niscemi e dopo un volo in elicottero per vedere di persona il disastro provocato dalla frana che sta mettendo a rischio l’intero paese e non si è ancora fermata, fa una serie di promesse.
Dall’alto la situazione fa ancora più paura; sospese nel vuoto ci sono decine di case e c’è un’area di 50 metri dal precipizio dove non entrano neanche i soccorritori. La zona rossa si estende a 150 metri dal burrone: tutto ciò che è all’interno è a rischio. “Di persona è tutto ancor più impressionante”, dice la premier dopo aver fatto il primo punto in elicottero con il ministro della Protezione Civile Nello Musumeci e il capo della Protezione Civile Fabio Ciciliano. Poi, a terra, annuncia che “quanto accaduto nel 1997 non si ripeterà, il Governo agirà in maniera celere”. Usa toni rassicuranti, promettendo che i ritardi e le lungaggini negli indennizzi di 29 anni fa sono un ricordo del passato.
“La situazione – spiega- è particolarmente complessa e sono intenzionata, a dare risposte immediate: voi sapete meglio di me, perché in questo territorio ci vivete, che Niscemi non è nuova a questi disastri. E conoscete il sentimento della popolazione rispetto a quello che è accaduto nel 1997, con indennizzi arrivati anche dopo 28 anni. E’ qualcosa che mi rendo conto ha impattato giustamente sui cittadini e sulla aspettativa che i cittadini hanno dalla politica. Mi piacerebbe che insieme disegnassimo una storia completamente diversa”.
Per questo assicura che il governo sta già lavorando al problema principale, le case che si trovano sull’orlo del precipizio e che non potranno mai più essere abitate. Né si potrà entrare a recuperare i beni. “Possiamo intervenire con Casa Italia, abbiamo le risorse per intervenire anche da subito”, assicura. E rimanda al mittente le opposizioni che l’accusano di aver stanziato pochi soldi per i territori colpiti dal ciclone Harry che, una settimana fa, ha flagellato Sicilia, Sardegna e Calabria: “I 100milioni sono un primo stanziamento emergenziale”.
In municipio Meloni incontra il sindaco Massimiliano Conti, il prefetto di Caltanissetta Donatella Licia Messina e i vertici della Protezione civile che monitorano una situazione in continua evoluzione. La frana, che ha un fronte di oltre 4 chilometri e ha già portato allo sgombero di oltre 1.500 persone, è attiva e il rischio di un arretramento ulteriore verso il centro abitato ancora non coinvolto, è altissimo.
“Ho visto di persona un paese che rischia di crollare davanti a un vuoto enorme. Bisogna rimboccarsi le maniche, cosa che stiamo facendo. Le risorse le individueremo, c’è tutta la buona volontà”, dice il governatore Renato Schifani, alle prese anche con una questione politica. Con voto segreto, ieri, l’Assemblea Regionale Siciliana, ha approvato a maggioranza un ordine del giorno presentato dai deputati di Sud Chiama Nord che impegna il governo dell’Isola a destinare in particolare i 1,3 miliardi di euro previsti come cofinanziamento regionale del Ponte sullo Stretto a un programma straordinario di ricostruzione, risanamento ambientale, messa in sicurezza del territorio. Una questione, quella dell’uso dei fondi destinati all’infrastruttura, posta anche da tutte le opposizioni.
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Sulla frana, intanto, la Procura di Gela, coordinata da Salvatore Vella, ha aperto un’indagine per disastro colposo e danneggiamento. Stessa mossa fu fatta dai pm dopo il ’97 ma si concluse con l’assoluzione di tutti gli imputati. Ai magistrati toccherà accertare, tra l’altro, cosa sia stato fatto negli ultimi 30 anni in un terreno con rischio geologico R4 (massimo livello) dal 2007, già devastato nel ’97, e teatro di continui smottamenti (l’ultimo nel 2019 portò alla chiusura di una delle tre strade provinciali che conducono al paese).
Risalire ai lavori eseguiti per il consolidamento e la messa in sicurezza dei corsi d’acqua non è semplice. Di certo c’è che dei 46 progetti sul dissesto idrogeologico finanziati con 99 milioni del Pnrr nessuno riguarda Niscemi e che nessuna delle amministrazione comunale che si sono avvicendate negli ultimi 9 anni ha presentato un progetto da finanziare alla Struttura commissariale per il consolidamento del territorio.
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