Sono passati 30 anni dalla terribile notte del 29 gennaio 1996, quando le fiamme improvvisamente si alzarono e distrussero completamente il Gran Teatro La Fenice, per un fuoco appiccato da due elettricisti in ritardo con i lavori. Una rinascita dalle ceneri – come il mito della fenice – che è stata contrassegnata da polemiche, come spesso succede nella vita del Teatro veneziano, allora come oggi.
L’allarme lo diede un motoscafo della Polizia, in transito nel rio che circonda l’edificio. Fumo, fiamme, boati e crolli fecero accorrere in campo San Fantin decine di persone, spettatori e lavoratori della Fenice. I vigili del fuoco fermarono una devastazione maggiore: l’elicottero di Mestre fece la spola per ore, scaricando ettolitri d’acqua e schiumogeno; le squadre entrarono tra le macerie fumanti. Era la seconda volta, dopo il rogo del 13 dicembre 1836, che però aveva risparmiato le Sale Apollinee.
Il sovrintendente Gianfranco Pontel e il sindaco Massimo Cacciari decisero che la Fenice sarebbe stata ricostruita “com’era e dov’era” e che la stagione lirica sarebbe continuata, con una tensostruttura al Tronchetto, il “Palafenice”.
Le indagini della Procura arrivarono a scoprire l’origine dolosa delle fiamme, con la condanna di due elettricisti, Enrico Carella e Massimiliano Marchetti, che in ritardo con i lavori e per non pagare una penale avevano cercato di simulare un piccolo fuoco, poi diventato devastante.
Tormentata la ricostruzione con un primo appalto annullato dal Consiglio di Stato, il secondo rescisso nel 2001 e affidato infine alla veneziana Sacaim, finché il 14 dicembre 2003 il maestro Riccardo Muti salì sul ‘nuovo’ palco, alla presenza del presidente Carlo Azeglio Ciampi. Dalla tragedia nacque l’idea del Concerto di Capodanno, la cui prima edizione fu nel 2004, diventato un “classico” in concorrenza con quello di Vienna.
Chiarot racconta: ‘La memoria è indelebile’
“Sono passati trent’anni, ma i fotogrammi di quella maledetta sera continuano a scorrere nella memoria. Indelebili”. All’epoca capufficio stampa, dopo una carriera all’ANSA, Cristiano Chiarot racconta i momenti vissuti il 29 gennaio del 1996, quando in una notte venne distrutto dal fuoco il teatro La Fenice di Venezia, di cui in seguito fu anche sovrintendente.
Quella notte, il coro e i solisti con i tecnici erano a Varsavia, per la tournée al Teatro Nazionale, con l’allora sovrintendente Gianfranco Pontel e il Maestro Issac Karabtchevsky; l’orchestra ancora a Venezia. “Si sta andando a cena – racconta Chiarot – quando ci viene incontro il Maestro del Coro Giovanni Andreoli che, saltando, grida ‘La Fenice brucia, la Fenice brucia’. ‘Non dirlo neanche per scherzo’, gli rispondo. Ma era vero. Eccoci, dopo un poco, riuniti nell’albergo più vicino, tutti davanti a un televisore sintonizzato nel secondo canale della Rai, l’unico che si riceveva in Polonia. Nessuno ha coraggio di parlare, si guarda il fuoco che in diretta distrugge la nostra casa e si piange”.
Pontel aveva un cellulare internazionale e con quello chiamò il sindaco Massimo Cacciari; tutti gli altri cercano di contattare i colleghi che in Campo San Fantin, davanti alla Fenice, sono testimoni diretti del disastro.
“Nessuno – ricorda Chiarot – vuole andare a dormire, nessuno di noi quella notte ha dormito. Con il sovrintendente e con il direttore di produzione Dino Squizzato passiamo la notte a discutere, e alla fine decidiamo che proporremo al Sindaco di fare in modo di realizzare la prossima stagione, di non cancellare niente”.
“Il Sindaco accetta la sfida – continua l’ex sovrintendente – e ci sprona a realizzare la stagione. La tournée di Varsavia intanto si fa. Portiamo in Comune le piante della struttura provvisoria usata a Torino durante la chiusura del Regio. L’assessore ai Lavori Pubblici, Roberto Tonini, e i suoi tecnici a tempo record individuano l’area del Tronchetto dove edificarla e subito fanno cominciare i lavori”.
Inizia così la stagione del “Palafenice” dove l’attività del Teatro lirico lagunare si trasferirà per otto anni, fino alla riapertura del complesso ricostruito. I previsti concerti di Woody Allen si fanno al teatro Goldoni, mentre le prove del Don Giovanni di Mozart, opera prevista come inaugurazione della Stagione 1996, si svolgono in quattro sedi diverse.
Chiarot ricorda che “in queste difficoltà i lavoratori si sentono coinvolti e partecipi, in città c’è una gara di solidarietà, tutti danno una mano. Il regista Akim Freyer cambia le scene, l’opera si potrà fare anche con due sole prove nel nuovo palcoscenico al Tronchetto. Sfida nella sfida. Meno di due mesi dopo, come previsto dal programma ufficiale, venerdì 22 marzo il Don Giovanni va in scena, regolarmente. La Fenice è bruciata, ma La Fenice non è morta, vive ancora”.
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