Iran, l’Ue inasprisce le sanzioni. ‘I pasdaran sono terroristi’ – Notizie – Ansa.it

Iran, l’Ue inasprisce le sanzioni. ‘I pasdaran sono terroristi’ – Notizie – Ansa.it


   I pasdaran sullo stesso piano di Isis, al-Qaeda, Hamas ed Hezbollah. L’Europa, con la convergenza finale di Parigi, trova l’unanimità e compie il passo più netto: il Corpo delle guardie della rivoluzione iraniane entra nella lista delle organizzazioni terroristiche. “

   Se agisci come un terrorista, devi essere trattato come tale”, ha scandito l’Alta rappresentante Kaja Kallas, riassumendo il senso di una decisione definita “storica” e maturata sotto il peso della repressione brutale del regime degli ayatollah.

  La sequenza di arresti di massa, torture, esecuzioni e violenze contro i manifestanti ha fatto saltare gli argini della prudenza diplomatica, spingendo anche la Francia – cauta fino all’ultimo per i timori sulla sicurezza dei cittadini europei detenuti in Iran e sulla tenuta dei canali di dialogo – a sostenere la linea dettata dalla Germania e sposata dall’Italia. Una svolta che ha subito innescato la reazione di Teheran, con il ministro degli Esteri Abbas Araghchi che ha bollato la designazione come un “grave errore strategico”.

  Riuniti a Bruxelles, i ministri degli Esteri europei hanno saldato il consenso formatosi nelle ore precedenti, raccogliendo anche il via libera anche di Belgio e Spagna, fino a stringere il cerchio attorno all’apparato ideologico-militare di Teheran. Una scelta risuonata anche fuori dai palazzi Ue, dove i dissidenti iraniani hanno sollecitato a gran voce l’Europa a non rinviare oltre una decisione che, ai loro occhi, arriva comunque “con oltre trent’anni di ritardo”. Divieti di viaggio, beni congelati, rubinetti finanziari chiusi: dopo anni di sanzioni mirate, i pasdaran vengono colpiti nel loro insieme.

 

  Alla portata simbolica della designazione si affianca un’ulteriore stretta, con sanzioni su 21 persone ed entità ritenute coinvolte nella repressione delle proteste interne e altri 10 soggetti legati al sostegno militare di Teheran alla macchina da guerra di Mosca. Nel mirino, figure chiave come il ministro dell’Interno Eskandar Momeni, il procuratore generale Mohammad Movahedi-Aza, il capo della polizia di pubblica sicurezza Seyed Majid Feiz Jafari, e le società accusate di aver orchestrato il blackout di Internet durante le manifestazioni.

  Il punto di non ritorno per l’Europa è stato il bilancio umano. “Migliaia e migliaia di morti, forse trentamila”, ha scandito il ministro Antonio Tajani, denunciando “una carneficina paragonabile a Gaza” e numeri “davanti ai quali non si può restare neutrali”. A fargli eco l’omologo tedesco Johann Wadephul che, insieme al cancelliere Friedrich Merz, da settimane premeva per una scelta definita “urgente e necessaria”, di fronte a un regime che “picchia, tortura, imprigiona e uccide”. Resta, ha ammesso Wadephul, la preoccupazione per i cittadini europei detenuti in Iran.

  Ma il messaggio politico, condiviso anche da Parigi, è senza ambiguità: l’Europa, di fronte ai Guardiani della rivoluzione “con le mani sporche di sangue”, “non è ricattabile”. “Terrorista è il termine giusto per un regime che soffoca nel sangue le proteste della sua gente”, sono state le parole di Ursula von der Leyen per suggellare una scelta che, a stretto giro, anche Israele ha definito “storica” per voce del ministro degli Esteri Gideon Sa’ar.

 

  A tradurre l’indirizzo politico in atti formali saranno ora i giuristi, già dalla prossima settimana: la base legale affonda le radici in Germania, con una sentenza della Corte d’appello di Duesseldorf che le 2023 riconobbe lo Stato iraniano come mandante di un attentato incendiario contro una sinagoga a Bochum. La designazione dei pasdaran, ha precisato Tajani, “non significa” comunque “rinunciare al dialogo” con Teheran, anche nell’auspicio condiviso tra i partner europei di riaprire uno spiraglio nel negoziato sul nucleare. Di certo, ha tagliato corto Kallas escludendo qualsiasi sostegno continentale a un attacco militare di Donald Trump all’Iran, “la regione non ha bisogno di un altro conflitto”.

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