E’ stato subito considerato un film rivelazione e ha rispettato i pronostici: Josephine, opera seconda di Beth de Araujo con protagonisti Channing Tatum, Gemma Chan e la straordinaria esordiente Mason Reeves, otto anni, vince al Sundance Film Festival 2026 due dei riconoscimenti più importanti: il Grand Jury Prize (U.S. Dramatic Competition) e il premio del pubblico per la stessa sezione. Un trionfo anticipato, giorni fa, dalla standing ovation ricevuta alla proiezione ufficiale in prima mondiale e alle recensioni entusiastiche dei critici, per il dramma famigliare, che sarà in concorso anche alla Berlinale (12 – 22 febbraio). “Ho sentito subito una profonda verità nel trattare un tema che è realmente complesso. Il modo in cui viene affrontato, in cui Beth (de Araujo, la regista) costringe a vedere la storia attraverso gli occhi di una bambina, le domande che vengono poste, mi hanno fatto pensare che fosse realmente un progetto coraggioso e dal momento in cui abbiamo parlato, ho avuto fiducia in lei” ha spiegato Gemma Chan alla Q&A dopo il debutto a Park City. “Penso che la storia ponga davvero una domanda centrale ha sottolineato l’attrice – come fanno i più giovani ad elaborare la violenza che ci circonda nel nostro mondo? Noi d’altronde, come ci riusciamo? E’ stato un film davvero speciale e sono davvero orgogliosa che siamo riusciti a realizzarlo”.
De Araujo, che si era già messa in luce con la sua opera prima, il thriller psicologico Soft & Quiet (2022) si ispira a un’esperienza personale per entrare nel tunnel emotivo nel quale sprofonda una bambina di otto anni, Josephine (Reeves). La piccola, un giorno, a San Francisco, durante una passeggiata nel parco, dopo essersi allontanata dal padre, Damien (Tatum) si trova ad assistere a uno stupro, compiuto da un ragazzo su una donna aggredita all’uscita da un bagno pubblico. L’arrivo di Damien interrompe la violenza e il ragazzo viene arrestato, ma Josephine, che è anche l’unica testimone dei fatti, inizia a vivere dure ripercussioni emotive per quello a cui ha assistito. Nonostante l’amore e il supporto della paziente e affettuosa mamma Claire (Chan) e del padre, più impulsivo e disincantato, la bambina inizia ad avere delle allucinazioni, si sente in costante pericolo e comincia a reagire con violenza nei momenti più inaspettati. Un percorso che la porta a mettere sempre più in discussione il mondo sicuro nel quale credeva di vivere e a cercare un nuovo equilibrio in quello mondo reale.
“Ho iniziato a scrivere il film nel 2014 – spiega la cineasta, che è arrivata alla versione finale dello script grazie al lavoro fatto con il Sundance Lab – quando ho acquisito la consapevolezza di aver assistito da bambina a qualcosa di molto violento, che allora non ho compreso e che mi ha perseguitato. Così, ho deciso di provare a parlare della paura vissuta dalle donne e su come questa abbia plasmato chi sono diventata. Qui la viviamo e attraverso gli occhi di una bambina di otto anni: vediamo cosa sperimenta, come impara a conoscere l’aggressività maschile e come la paura possa arrivare all’estremo”. Per costruire il difficile percorso da padre e madre nel film, Tatum e Chan hanno parlato anche delle loro esperienze personali, di come sono cresciuti. “Essere genitori ora – spiega Tatum, anche lui coprodutture – è molto diverso rispetto a quando ero piccolo io. Ho una figlia di 12 anni e il mio modo di essere papà non è come quello di mio padre. Per questo personaggio ho messo aspetti sia di me che di lui, sui modi in cui avremmo gestito una situazione del genere. Claire e Damien hanno punti di vista molto diversi, ma è difficile dire chi abbia ragione, entrambi stanno semplicemente facendo del loro meglio in una situazione davvero difficile”. Gli altri Grand Jury Prize del Sundance sono andati a Nuisance Bear (U.S. Documentary Competition), Shame and Money (World Cinema Dramatic Competition), e To Hold a Mountain (World Cinema Documentary Competition). Tra gli altri riconoscimenti principali American Pachuco: The Legend of Luis Valdez ha conquistato il premio del pubblico per la sezione U.S. Documentary; Hold onto me (Κράτα Με) quello per World Cinema Dramatic e One In A Million per World Cinema Documentary.
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