“L’Italia ha perseguito un modello repressivo di controllo dell’immigrazione che includeva la detenzione di persone in Albania in attesa di espulsione e l’ostacolo ai soccorsi umanitari in mare” e “ha ignorato un mandato di arresto internazionale nei confronti di un funzionario libico” ricercato dalla Cpi “per crimini contro l’umanità”. Lo afferma il rapporto di Human Rights Watch.
L’organizzazione critica poi “le nuove misure di sicurezza”, che sollevano “serie preoccupazioni in merito alla libertà di espressione e di associazione”, oltre che “il profiling razziale da parte della polizia e la violenza contro le donne”.
Il rapporto punta il dito anche contro l’operato di Trump, di cui critica gli attacchi all’indipendenza giudiziaria, l’intimidazione di oppositori politici, media, università e società civile, la rimozione delle tutele per persone trans e intersessuali, e l’ostruzionismo all’aborto.
“Evocando il rischio di una ‘cancellazione della civiltà’ in Europa e ricorrendo a stereotipi razzisti per dipingere intere popolazioni come indesiderate negli Usa, l’amministrazione Trump ha adottato politiche e una retorica in linea con l’ideologia nazionalista bianca” ha sottolineato Philippe Bolopion, direttore esecutivo di Hrw.
Durissimo anche il giudizio sulla politica estera di Washington che ha “sgretolato le fondamenta dell’ordine basato su regole”. Il rapporto accusa Trump di aver “costantemente minimizzato la responsabilità della Russia per le gravi violazioni commesse” in Ucraina. Allo stesso modo, punta il dito contro il “sostegno quasi incondizionato” a Israele, nonostante le accuse di genocidio e crimini contro l’umanità mosse dalla Corte internazionale di giustizia. “Vent’anni fa, il governo e la società civile Usa furono determinanti per mobilitare una reazione alle atrocità di massa che accadevano in Darfur. Ora – nota Hrw – il Sudan è di nuovo in fiamme, ma questa volta, sotto Trump, con relativa impunità.
L’organizzazione lancia infine un appello ai governi che ancora rispettano i diritti umani perché formino “una potente forza politica e un blocco economico di grande peso” in grado di condizionare gli accordi commerciali e di sicurezza al rispetto delle norme democratiche e dei diritti umani. “Fermare quest’ondata autoritaria e difendere i diritti umani è una sfida generazionale — ha concluso Bolopion — che nel 2026 si giocherà soprattutto negli Stati Uniti, ma che avrà conseguenze di vasta portata nel resto del mondo”.
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