L’ultimo accordo tra Mosca e Washington per porre un freno alle armi nucleari è ormai scaduto. Nessuna nuova intesa è stata raggiunta entro il termine fissato per il 5 febbraio. Cresce così il timore che si possa innescare una nuova e pericolosissima corsa agli armamenti, come denunciato da Papa Leone XIV che parla di “minaccia alla pace”. “Non siamo più legati al trattato e le parti non sono più tenute a rispettare alcun obbligo”, afferma Mosca, che assicura comunque di voler agire “responsabilmente” e di “restare aperta” a una soluzione diplomatica. Anche se si dice anche “pronta” a “misure tecnico-militari” per “contrastare potenziali minacce alla sicurezza nazionale”.
Per gli Stati Uniti, invece, “un accordo sulle armi nucleari nel XXI secolo é “impossibile senza la Cina”. L’intesa del 2010 pone un limite alle armi nucleari strategiche dispiegabili da Russia e Usa fissando un tetto di 1.550 testate e 700 tra missili e bombardieri. Ed è un accordo di fondamentale importanza perché si stima che negli arsenali di Mosca e Washington vi sia il 90% degli ordigni nucleari mondiali: 5.177 testate americane e 5.459 russe. Si stima che la Cina abbia invece 600 testate nucleari, ma che produca ogni anno un centinaio di questi terribili armamenti. E molti osservatori ritengono tutt’altro che scontato che Pechino accetti delle limitazioni in questo momento come vorrebbero gli Usa. Il Cremlino afferma che Putin ha parlato della situazione proprio con il presidente cinese Xi Jinping dicendogli che Mosca intende agire “in modo misurato e responsabile”.
A settembre era stato sempre Putin a dirsi “pronto” a rispettare le restrizioni del New Start “per un altro anno” dopo la scadenza, ma a patto che gli Usa agissero “in modo analogo”. Eppure in questi anni il Cremlino non ha certo smesso di mostrare i muscoli, al punto che nel 2023 – nel pieno dell’aggressione militare contro l’Ucraina – ha ordinato di schierare armi tattiche nucleari in Bielorussia. Trump – che oggi ha a sua volta parlato con Xi Jinping – aveva definito “una buona idea” quella di rinnovare il New Start, ma aveva poi ipotizzato “un accordo migliore” (ma secondo diversi esperti più difficile da raggiungere di quanto possa sembrare dalle parole del presidente Usa). In questo contesto, quello di una possibile “corsa agli armamenti” è un timore diffuso. Lo condivide il Pontefice, che ha esortato a “scongiurarlo” perché minaccerebbe “ulteriormente la pace tra le nazioni”. Ma anche diversi analisti, come Georgia Cole del think tank britannico Chatham House, secondo cui, se il New Start non dovesse essere rinnovato, Usa e Russia potrebbero aumentare le loro testate nucleari “senza alcun controllo”. E “questo – dice l’esperta in un’intervista al Washington Post – potrebbe accrescere il rischio di errori di calcolo, di incidenti e di un’escalation indesiderata”, Ma anche “incoraggiare la Cina a continuare ad accelerare il suo accumulo di risorse nucleari per raggiungere la parità”.
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