Stop definitivo di Acc alla gigafactory a Termoli . Stellantis, pronti a garantire il futuro dello stabilimento di Termoli – Industria e Analisi – Ansa.it

Stop definitivo di Acc alla gigafactory a Termoli . Stellantis, pronti a garantire il futuro dello stabilimento di Termoli – Industria e Analisi – Ansa.it


 Acc, joint venture tra Mercedes, Stellantis e Total, ferma definitivamente il progetto per la gigafactory delle batterie per le auto elettriche a Termoli, in Molise, e a Kaiserslautern in Germania. Va avanti invece il sito francese di Billy-Berclau/Douvrin. “Garantiremo un futuro allo stabilimento di Termoli e offriremo continuità lavorativa ai lavoratori” assicura prontamente Stellantis.

Preoccupati per il futuro del 1.780 dipendenti del sito sono i sindacati che già avevano lanciato l’allarme e oggi chiedono “prodotti in grado di assicurare continuità produttiva, occupazionale e prospettive di lungo periodo”.
La decisione di Acc, in stand by dal 2024, non si può considerare un fulmine a ciel sereno perché era da tempo nell’aria anche se più volte erano stati prorogati i tempi.
L’ufficialità è arrivata dopo una telefonata tra il capo del personale e la Uilm che l’ha diffusa. “La direzione di Acc ci ha ufficializzato stamattina ciò che temevamo da tempo, vale a dire che il progetto di costruire una gigafactory a Termoli è definitivamente accantonato, così come del resto anche in Germania. L’unico modo per salvaguardare lo stabilimento di Termoli diventa, quindi, l’arrivo immediato di produzioni meccaniche” avvertono Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm responsabile del settore auto, e Francesco Guida, segretario generale della Uilm di Campobasso.

Acc spiega le ragioni della scelta: dinamiche di mercato, riorganizzazione strategica, promuovere l’eccellenza operativa.
La società mantiene “la propria capacità industriale in Francia, utilizzando il sito di Billy-Berclau/Douvrin come principale polo di innovazione per concentrarsi sul miglioramento dell’efficienza e della competitività della produzione. Senza un sostegno immediato e mirato alla produzione locale, l’Europa rischia di rinunciare alla propria autonomia strategica in una delle tecnologie più critiche del Ventunesimo secolo”.
Immediata la risposta di Stellantis: “Come concordato un anno fa al Mimit puntiamo a sostenere il Made in Italy e a garantire il futuro dello stabilimento. Agli attuali dipendenti dell’Acc sarà offerta la continuità lavorativa all’interno di Stellantis che prende atto della decisione di Acc di avviare discussioni con le parti sociali al fine di bloccare i progetti delle gigafactory in Germania e in Italia. Stiamo monitorando attentamente la situazione e restiamo pienamente mobilitati per valutarne le implicazioni industriali e sociali”.

Stellantis ha confermato al Mimit che entro il 2026 arriverà a Termoli la linea di produzione del cambio e-Dct. Inoltre, è previsto un investimento sui motori Gss conformi alla normativa Euro 7, garantendone la piena utilizzabilità anche dopo il 2030 sia nella gamma di prodotti attuale sia in quella futura. La Uilm ricorda che “Termoli per 54 anni è stata leader nella produzione di motori e di cambi, accumulando competenze, professionalità irrinunciabili. Il futuro prossimo dello stabilimento deve essere legato alle meccaniche, ai motori e ai cambi, settori nei quali Termoli ha dimostrato, nel tempo, di essere un’eccellenza”.

Per la Fiom “la situazione del sito di Termoli resta legata esclusivamente a Stellantis e alle sue decisioni. E’ chiaro che anche la decisione di Acc – affermano Samuele Lodi, segretario nazionale della Fiom-Cgil e responsabile settore mobilità e Ciro D’Alessio, coordinatore nazionale automotive per la Fiom-Cgil – è strettamente legata alle scelte di Stellantis, essendo l’azionista di maggioranza relativa del consorzio. Stellantis deve aprire un confronto vero con i sindacati perché la situazione in Italia è a livello emergenziale. Confronto che deve anticipare il piano industriale. La decisione di Acc pone sempre maggiori preoccupazioni per la prospettiva dell’automotive in Italia. La presidenza del Consiglio non può continuare ad ignorare la situazione e deve convocare le parti a Palazzo Chigi”. Ferdinando Uliano, numero uno della Fim, afferma che “un progetto fallito non può ricadere sul futuro dello stabilimento e dell’occupazione” e chiede nuovi investimenti e attività. 

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