Si sono fatti coraggio e hanno sfidato Donald Trump sulla politica che gli è più cara, quella dei dazi, aprendo di fatto la strada a una possibile fronda in grado di complicare ulteriormente le elezioni di metà mandato dei repubblicani.
Così, ignorando le minacce e le pressioni, sei deputati conservatori, appartenenti all’ala più moderata del Grand Old Party, si sono uniti ai colleghi democratici e votato a favore del blocco dei dazi al Canada, consentendo alla Camera di approvare una misura che lo speaker Mike Johnson e il presidente in persona avevano con tutte le forze cercato di fermare.
Al conservatore Thomas Massie del Kentucky, nemico giurato del tycoon e sua spina nel fianco, si sono uniti Don Bacon (eletto in Nebraska), Jeff Hurd (in Colorado), Brian Fitzpatrick (in Pennsylvania), Dan Newhouse (nello Stato di Washington) e Kevin Kiley (in California). Molti di loro ha votato contro i dazi al vicino Canada per difendere gli interessi dei distretti che rappresentano. Altri lo hanno fatto perché fedeli all’ideologia tradizionale del partito repubblicano che vede nel libero commercio uno dei cardini ed è contraria alle ‘tasse’, come quelle imposte dai dazi.
Lo speaker Johnson ha ridimensionato la sconfitta e spiegato che il presidente comprende il perché i sei ‘ribelli’ abbiano votato contro. Trump, però, su X non sembra aver gradito la mossa dei ‘traditori’: il tycoon senza esitazione ha puntato il dito contro Massie, definendolo un “perdente” che ormai sembra aver preso il posto di Liz Cheney, l’ex deputata acerrima nemica del tycoon. Con i suoi voti contrari su molte delle iniziative della Casa Bianca, Massie da mesi si è attirato l’ira del presidente che non gli risparmia critiche quotidiane. L’essersi alleato con il democratico Rho Khanna per la pubblicazione dei documenti di Jeffrey Epstein lo ha indebolito ancora di più agli occhi di Trump, per il quale altro non è che un ‘Rino’, acronimo che sta per ‘Republican in name only’, repubblicano solo di nome.
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