Dario Antiseri, considerato uno dei grandi filosofi italiani di oggi, scomparso dopo una lunga malattia stanotte a 86 anni a Cesi, frazione di Terni (era nato a Foligno il 9 gennaio 1940), è conosciuto dal pubblico di non specialisti come autore, assieme a un altro grande pensatore, Giovanni Reale, di un fortunato manuale di filosofia per le scuole, ‘Il pensiero occidentale dalle origini ad oggi’, raccontato come un continuo confrontarsi di teorie diverse, sapendo che la ricerca della verità si fonda sulla consapevolezza della propria fallibilità.
È evidente in questo la sua derivazione dal pensiero di Karl Popper, che conobbe a Vienna nel 1964, rimanendone profondamente impressionato, durante uno dei suoi corsi di specializzazione all’estero, che lo portarono, dopo la laurea a Perugia nel 1963, anche a Oxford e Munster. Fu lui, tornato in patria, giovane professore trentenne, a riuscire a tradurre e far pubblicare nel 1973 ‘La società aperta e i suoi nemici’, testo centrale del pensiero politico liberale e di critica del totalitarismo in difesa di una società in cui ogni soluzione politica sia sottoposta al vaglio della critica e dove sia possibile sperimentare, mediante sistemi democratici, nuove soluzioni in grado di correggere gli errori delle precedenti.
“L’accrescimento della conoscenza scientifica consiste nell’imparare dagli errori che abbiamo commesso: in primo luogo osando commetterli – proponendo arditamente teorie nuove – e, in secondo luogo, andando sistematicamente alla ricerca degli errori mediante la discussione critica e l’esame critico delle nostre idee”: in questa frase è dunque un po’ il senso di quella che è stata definita teoria della razionalità limitata di Dario Antiseri, che richiama appunto il ‘fallibilismo’ di Popper.
Il suo metodo prevedeva la temporanea corroborazione (che preferisce a conferma) delle ipotesi o l’abbandono delle teorie che l’esperienza ha rivelato false con altre nuove, appunto in senso mai definitivo del sapere scientifico, ma al tempo stesso garanzia della crescita della conoscenza e del suo indefinito avvicinarsi alla verità. Naturalmente il suo relativismo su tutte le questioni, lasciando da parte da credente la fede e la dimostrazione dell’esistenza di Dio che pensava non si potesse provare razionalmente, non piaceva agli integralisti e lo portava a vedere anche criticamente la politica dei cattolici allontanatisi dalla linee guida di Don Luigi Sturzo.
Su questi temi e sull’importanza della libertà individuale e di giudizio ha avuto un lungo dialogo con Giulio Giorello, filosofo ateo. E per questa sua posizione sempre analitica e critica aveva rifiutato di entrare in politica, quando nel 1996 Berlusconi aveva cercato di coinvolgerlo e farlo presentare alle elezioni. Antiseri lascia decine di pubblicazioni dedicate alla presentazione di Popper in Italia e ai filosofi da lui più amati, come Pascal o Kierkegaard, sino all’ultimo saggio ‘I dubbi del viandante’ del 2025, viaggio tra i sentieri della conoscenza, dove scienza, filosofia e fede si intrecciano in un dialogo serrato con i grandi interrogativi dell’uomo e l’urgenza di una domanda etica.
Il suo insegnamento, cui dedicò la vita con grande disponibilità verso gli studenti e creando così negli anni una serie di allievi di qualità, lo ha visto ordinario di Filosofia del linguaggio all’Università di Padova dal 1975 al 1986, quando ottenne la cattedra di Metodologia delle scienze sociali alla Luiss di Roma, dove restò sino al 2009 e fu preside della facoltà di scienze politiche dal 1994 al 1998. La traduzione in varie lingue del suo manuale per le scuole gli è valsa, tra l’altro, una laurea honoris causa assieme a Reale all’Università di Mosca nel 2002. Per moltissimi anni è stato collaboratore del quotidiano ‘Avvenire’.
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