A Druzkivka la vita dietro al fronte, ‘chi resta aspetta i russi’. Il reportage dell’inviato ANSA – Notizie – Ansa.it

A Druzkivka la vita dietro al fronte, ‘chi resta aspetta i russi’. Il reportage dell’inviato ANSA – Notizie – Ansa.it


A ridosso delle trincee, a otto chilometri dalle postazioni militari, ci sono civili in Donbass che vivono una routine apatica scandita dal brusìo dei droni in cielo, i bombardamenti e le poche ore al giorno per restare in strada: tra chi si affretta per andare al negozio di alimentari e chi vaga senza meta.

A sud di Kramatorsk, nella città di Druzkivka, che prima della guerra contava cinquantaquattromila abitanti, ora restano poche migliaia di persone e non c’è quasi più nessuno da evacuare. “Chi voleva farlo è già andato via”, spiegano i soldati. Chi resta ha comunque fatto una scelta. Così come nella ‘zona grigia’ di Kostjantynivkana, dove infuriano i combattimenti, una metà dei cittadini rimasti aspetta l’arrivo dei russi ma non sa cosa succederà dopo. Sono soprattutto anziani, spesso reticenti con le truppe ucraine, che accusano i militari: “ritiratevi, così smetteranno di bombardare”.

I soldati li ascoltano e senza alcun cenno di reazione proseguono il passo: “Qui i media russi – dicono gli ufficiali – arrivano nelle frequenze televisive con la loro propaganda e così qualcuno crede all’invenzione della ricostituzione di una nuova Unione sovietica”. Intorno alle undici del mattino, quando a quell’ora i droni russi sono in ritirata verso le basi, in centro si vede soltanto qualcuno uscire per andare alle poste, passando vicino ai rifugi antiaerei di emergenza sul lato del marciapiedi, poco più grandi di una cabina telefonica. “La guerra? Andate a fare queste domande in Groenlandia”, sbotta un anziano ironizzando, critico contro un nuovo imperialismo statunitense. Alle sue spalle, lungo la parete di un edificio nella via, al contrario c’è invece una scritta di cui è impossibile risalire alla data: “Trump salva la gente del Donbass e vendi i Tomahawk all’Ucraina”. In periferia diverse case e palazzi, alcuni erano stati occupati dai militari che si organizzano per il fronte, sono ridotte in rovine perché prese di mira dal nemico. “I filorussi in città non si rendono conto”, spiegano i soldati raccontando alcune vicende, come quella di Pokrovsk, dove – dicono – “una coppia aspettava i russi ma poi loro hanno ucciso lui e violentato lei per poi portarla in Russia. Da qualche parte c’è anche un video della donna che ne parla”.

 

Raisa, 66 anni, e suo marito Hennady, 71, sono tra i pochi disponibili a fermarsi per parlare nonostante le buste della spesa tra le mani: “Ogni giorno abbiamo solo due ore per uscire e comprare da mangiare. Non andiamo via da qui perché non abbiamo soldi e non sapremmo dove andare”, dicono. Di giorno i droni e di notte l’artiglieria, la paura dal cielo non si ferma, così come i colpi di artiglieria a una manciata di chilometri ricordano continuamente che qui le truppe russe sono molto vicine. La gente di Druzkivka sa che questo è il luogo da cui il nemico proverà ad entrare a Kramatorsk, ultima fortezza designata per espugnare il Donbass. Nonostante tutto anche nei quartieri deserti si vede gente che pota i rami degli alberi nelle strade, dove le auto passano schizzando acqua dalle pozzanghere dai crateri di fango che bucano l’asfalto. Corrono veloci verso nord, via da Druzkivka, per raggiungere i tragitti con chilometri di reti legate sui pali della carreggiata, per proteggerla in alto dai droni a fibra ottica. Facile intuire perché li chiamino ‘tunnel della vita’: un nome che descrive anche chi invece, alle loro spalle, sembra essersi rassegnato al suo esatto opposto.

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