L’offerta di Poste Italiane su Tim si chiude con Poste che sale all’85,82% del capitale del gruppo telefonico. Resta dunque sotto la soglia del 90% che avrebbe spianato la strada al delisting di Tim da Piazza Affari, facendo scattare lo ‘squeeze out’, il diritto di acquisire le azioni rimanenti.
Raggiunge comunque una quota di controllo ampia, che consente di perseguire l’obiettivo per altre strade, come una fusione con una società del gruppo, grazie ad un solido controllo dell’assemblea straordinaria.
L’offerta è stata lanciata da Poste lo scorso marzo e, dopo il periodo di adesione dal 20 luglio all’11 settembre (con Poste che a quella data era salita al 66,627% del capitale di Tim), è stata riaperta per i cinque giorni dell’ultima settimana di contrattazioni. Borsa Italiana ha comunicato che alla scadenza, sulla base dei primi dati provvisori, le adesioni sono state pari all’82,25% delle azioni oggetto dell’offerta, una quota che corrisponde al 65,718% del capitale sociale di Tim a cui va sommato il 20,14% che Poste già aveva in portafoglio.
Poste arriva così a detenere circa 1.832.917.988 di Tim, l’85,82%: dati che dovranno poi essere confermati quando saranno disponibili i risultati definitivi ma che difficilmente si discosteranno da queste cifre. Alla chiusura della settimana di contrattazioni in Borsa il titolo di Poste Italiane vale 25,82 euro (+0,43%); il titolo di Tim vale 7,241 euro (-2,69%). Dopo sei mesi si chiude così l’offerta di acquisto e scambio che Poste ha migliorato il 7 settembre con un rilancio, di ulteriori 30 centesimi, che ha sostenuto la volata finale.
Per ogni azione Tim portata in adesione Poste ha offerto uno scambio azionario (0,218 azioni di Poste) più una componente in denaro (1,97 euro). Nei giorni scorsi l’ad di Poste, Matteo Del Fante, aveva sottolineato la fiducia di arrivare “ad una percentuale ampiamente di controllo” per avviare quindi “le attività di integrazione delle due aziende”. “E’ e rimarrà una operazione storica per il nostro Paese”, aveva sottolineato il direttore generale di Poste, Giuseppe Lasco.
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