Erano le 22:30 del 21 aprile 2002 quando Lionel Jospin, con lo sguardo vitreo, il volto tirato, si presentò davanti ai militanti ancora storditi dall’annuncio della sconfitta al primo turno delle presidenziali ad opera di Jean-Marie Le Pen. Era la prima volta che l’estrema destra arrivava alle porte dell’Eliseo. Il progetto dell’allora premier socialista si dissolse in pochi minuti: “Mi assumo l’intera responsabilità di questa sconfitta e metto un termine alla mia carriera politica”.
Jospin, primo ministro della “coabitazione” con il gollista Jacques Chirac all’Eliseo, non era uomo da mezze misure. Dopo essere riuscito a governare con comunisti ed ecologisti e a varare riforme sociali diventate storiche in Francia, come quella sulle 35 ore, disse addio in pochi minuti. E’ scomparso a 88 anni, proprio mentre quel che resta della sua “gauche plurielle” si lacerava fra le polemiche
. Trotzkista da giovane, Jospin ha incarnato “un grande destino francese”, guidato da un “ideale di progresso”, ha scritto in un messaggio il presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, annunciando poi in serata un “omaggio nazionale” giovedì per l’ex premier e leader socialista. Ha ricordato “il rigore, il coraggio e l’ideale di progresso” di Lionel Jospin, che ha poi raccolto il ricordo commosso di tutti, a cominciare da quel Jean-Luc Mélenchon oggi capo della sinistra più radicale, La France Insoumise, e in quegli anni suo ministro al governo: “Fu un modello di esigenza e di lavoro”, l’uomo dell’alleanza rosso-rosa-verde” e una “presenza intellettuale in un universo che stava per andare alla deriva”, ha amaramente ricordato Mélenchon. Jospin fu ministro dell’Educazione negli anni di François Mitterrand all’Eliseo fra il 1998 e e il 1992, segretario socialista dal 1981 al 1988, poi di nuovo dal 1995 al 1997. Fra le sue qualità unanimemente riconosciute, spicca quella di “rassembleur”, unificatore. Fu così che riuscì nell’impresa di governare – e in modo efficace e coerente – da quel 1997 in cui vinse le elezioni e si impose come premier a Chirac che aveva sciolto il Parlamento fino alla caduta nel 2002, con tutte le componenti di una sinistra più che mai polarizzata, frammenti giudicati all’epoca “inconciliabili”.
Rosa socialista, rosso comunista e verde ecologista furono invece riuniti e governarono la Francia a colpi di riforme rimaste simbolo di progresso sociale: storica riduzione dell’orario di lavoro settimanale a 35 ore (realizzata dalla sua ministra del Lavoro, Martine Aubry), la copertura sanitaria gratuita per tutti e – novità storica in quegli anni – il Pacs, il contratto che sanciva il diritto alle unioni civili a prescindere dal sesso dei contraenti. Coerente, spesso intransigente, non arretrò mai di un centimetro rispetto ai suoi principi, sia che si trattasse dell’età pensionabile (che non volle mai aumentare per nessuna categoria) sia dell’esigenza che qualsiasi suo ministro abbandonasse immediatamente l’incarico di governo se solo fosse sfiorato da un’indagine. Secondo chi lo ha frequentato in quegli anni, era l’archetipo di una sinistra che voleva essere scrupolosa, rigorosa, fedele ai suoi principi e ai suoi valori.
“Era un uomo di Stato e oggi non ne vedo molti – ha detto oggi Aubry -, era di una sinistra che aveva dei valori”. Il “fulmine a ciel sereno” della sera del 21 aprile 2002, quando era ormai sicuro di poter sfidare Chirac per l’Eliseo, resterà negli occhi di tutti i francesi che lo hanno vissuto in diretta, dei socialisti riuniti nella sede del partito, molti dei quali se ne andarono a casa in lacrime quella notte. Fu lungo e doloroso l’esame delle cause di quella sconfitta, un elettorato disperso e distratto, una campagna elettorale dagli accenti sbagliati, che non seppe cogliere l’abilità degli avversari nello sfruttare casi di cronaca nera di quei giorni per puntare sul tema dell’insicurezza. Jean-Marie Le Pen fu spazzato via al ballottaggio: Chirac, sostenuto dal ‘Fronte Repubblicano’ allora saldissimo, vinse con lo storico risultato dell’82,21% dei voti, al termine di due settimane di manifestazioni anti Front National quotidiane, in tutte le piazze di Francia. Jospin non fece più parlare di sé e neppure prese la parola per una decina d’anni. Fra gli ultimi incarichi ricoperti, da quando François Hollande, che guidò il partito dopo di lui, fu eletto presidente, quello di presidente della commissione sulla moralizzazione della politica.
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