Addio Silvia d’Amico, sceneggiatrice e produttrice che amava stare sul set – Cinema – Ansa.it


Produttrice cinematografica e sceneggiatrice, Silvia d’Amico, morta a 85 anni il 25 settembre a Roma, fin da piccola ha respirato la storia del cinema italiano del secondo Novecento. Figlia d’arte della famosa sceneggiatrice Suso Cecchi D’Amico e del celebre musicologo Fedele d’Amico, compagna e collaboratrice di Roberto Rossellini dal 1974 al 1977, con lui aveva lavorato a Il Messia (1975) e progettato un grande film sull’amicizia giovanile di Marx ed Engels, ‘Lavorare per l’umanità’, rimasto incompiuto per la morte del regista. Amica di Anna Magni alla quale è stata vicina fino alla morte nel 1973, Silvia d’Amico, ha sempre cercato di trovare una propria strada, non voleva essere identificata come “la figlia di” e per molti anni ha usato sia come produttrice sia come sceneggiatrice lo pseudonimo Bendicò dal nome del cane del Gattopardo.

Tra i grandi film che ha prodotto con le sue società intitolate Excelsior, in omaggio all’hotel dove soggiornava il produttore Giuseppe Amato che lei ammira molto, ‘State buoni se potete’ di Luigi Magni (1983), ‘Oci ciornie’ di Nikita Michalkov (1987), premiato per l’interpretazione di Marcello Mastroianni a Cannes e Le due vite di Mattia Pascal (1985) di Mario Monicelli. Con la Parus Film ha prodotto invece ‘Il cielo cade’ di Antonio e Andrea Frazzi (2001), Globo d’oro per la miglior opera prima.

Nata a Roma il 2 dicembre 1940, era conosciuta anche per la sua presenza sul set. Seguiva i progetti cinematografici dall’ideazione al montaggio e spesso cucinava per tutta la troupe creando un clima di armonia e benessere per i collaboratori. “Lascia al cinema italiano passione e sensibilità” come dice nel giorno della sua morte il ministro della Cultura Alessandro Giuli. “Le opere legate al suo nome – afferma il ministro – resteranno una testimonianza simbolica della qualità della nostra produzione cinematografica e della sensibilità con cui ha saputo accompagnare ogni progetto”.

La Biennale di Venezia ricorda quando nel 1991, alla Mostra del Cinema diretta da Guglielmo Biraghi, Silvia d’Amico Bendicò era stata membro della Giuria internazionale presieduta da Gianluigi Rondi, e composta fra gli altri da John Boorman, Michel Ciment e Moritz de Hadeln. “È stata – sottolinea la Biennale – un esempio di creatività e intraprendenza nel panorama della produzione e delle idee nel cinema e nella televisione d’autore in Italia”. La Fondazione Franco Zeffirelli “si stringe con affetto alla direttrice del Museo Franco Zeffirelli, Caterina d’Amico, sorella di Silvia, e a tutta la famiglia in questo momento di dolore”. Franco Zeffirelli “frequentava – viene ricordato – la casa dei d’Amico, in un rapporto di vicinanza che nel tempo unì le due famiglie anche sul piano personale e affettivo, oltre che attraverso la comune esperienza nel mondo del cinema e della cultura”.

Dopo gli studi di filologia e letteratura russa, Silvia d’Amico aveva esordito come sceneggiatrice con ‘Il brigante’ (1961) di Renato Castellani. Nel 1960 aveva preso parte alla nascita della prima agenzia di attori in Italia, la William Morris. Con la Rai ha avuto anche una lunga collaborazione come soggettista e sceneggiatrice da quando a fine anni Sessanta realizzò insieme allo sceneggiatore e regista romano Alfredo Giannetti la serie ‘La famiglia Benvenuti’ in cui ha voluto raccontare la quotidianità di una famiglia moderna, che ha avuto un enorme successo di pubblico. Sempre con Giannetti ha realizzato ‘Tre donne’ (1970) con Anna Magnani e due film ‘La ragazza in prestito’ (1964) e ‘Correva l’anno di grazia 1870’ (1972), di quest’ultimo è stata anche produttrice.

Per la Rai ha firmato con la madre la sceneggiatura di ‘Vita di Antonio Gramsci’ nel 1981. Silvia d’Amico ha contribuito anche alla realizzazione di molti documentari biografici, dedicati ad artisti del cinema, fra i quali la madre ‘Suso. La signora del cinema italiano’ di Luca Zingaretti (2007) e ‘Marcello Mastroianni – Ritratto di sconosciuto – Marcellus Dominicus Vincentius di Roberto Meddi, Gioia Magrini (2006) e Sergio Corbucci: L’uomo che ride (2015) di Gioia Magrini e Roberto Meddi.

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